COS’E’ IL VANGELO?

Non c’è mes­sag­gio più grande da ascoltare di quel­lo che chi­ami­amo Van­ge­lo. Ma per quan­to impor­tante sia, viene spes­so pesan­te­mente dis­tor­to o iper-sem­pli­fi­ca­to.

Le per­sone cre­dono di predi­care il Van­ge­lo quan­do ti dicono “tu puoi avere uno scopo nel­la vita”, o che “tu dai sig­ni­fi­ca­to alla tua vita”, o che “tu puoi avere una relazione per­son­ale con Gesù”. Tutte queste cose sono vere e tutte sono impor­tan­ti, ma non van­no al cuore del Van­ge­lo.

Il Van­ge­lo è chiam­a­to “la buona novel­la” per­ché ind­i­riz­za i prob­le­mi più seri che tu o io pos­si­amo avere come esseri umani, e il prob­le­ma è sem­plice­mente questo: Dio è san­to ed è gius­to, io invece no. Alla fine del­la mia vita, mi pre­sen­terò al cospet­to di un Dio gius­to e san­to e sarò giu­di­ca­to. E sarò giu­di­ca­to sia sul­la base del­la mia ret­ti­tu­dine (o man­can­za di essa) oppure del­la ret­ti­tu­dine di qual­cun altro. La buona notizia del Van­ge­lo è che Gesù ha vis­su­to una vita di per­fet­ta ret­ti­tu­dine, di obbe­dien­za per­fet­ta a Dio, non per il suo benessere ma per il Suo popo­lo. Lui ha fat­to per me quel­lo che io non potrei mai fare per me stes­so. Ma non solo Egli ha vis­su­to una vita di per­fet­ta obbe­dien­za, Egli ha anche offer­to se stes­so come sac­ri­fi­cio per­fet­to per sod­dis­fare la gius­tizia e ret­ti­tu­dine di Dio.

Il grande frain­tendi­men­to dei nos­tri giorni è il seguente: che Dio non sia pre­oc­cu­pa­to di pro­teggere la pro­pria integrità. Lui sarebbe una specie di divinità insi­cu­ra, che agi­ta una bac­chet­ta mag­i­ca che dà per­dono a tut­ti. No. Per Dio per­donar­ti è un gesto molto cos­toso. E’ costa­to il sac­ri­fi­cio di Suo Figlio. Quel sac­ri­fi­cio ha un val­ore così grande che Dio stes­so lo ha dichiara­to di grande val­ore resus­ci­tan­do­Lo dai mor­ti; Gesù fu resus­ci­ta­to per la nos­tra gius­ti­fi­cazione. Così il Van­ge­lo è qual­cosa di obi­et­ti­vo. E’ il mes­sag­gio di chi Gesù è e cosa Egli ha fat­to. Ha anche una dimen­sione sogget­ti­va. Quali sono i ben­efi­ci di Gesù per noi? Come li otte­ni­amo? La Bib­bia mette in chiaro che non siamo gius­ti­fi­cati per opere, né per i nos­tri sforzi, né per le nos­tre buone azioni, ma per fede – e solo per fede. L’unico modo in cui puoi ottenere i ben­efi­ci del­la vita e del­la morte di Cristo è riporre la tua fede in Lui e solo in Lui. Tu lo fai, l’hai dichiara­to di fronte a Dio, sei sta­to adot­ta­to nel­la Sua famiglia, sei per­do­na­to per tut­ti i tuoi pec­ca­ti e hai inizia­to il tuo cam­mi­no ver­so l’eternità.

Di R.C. SPROUL

L’articolo orig­i­nale in inglese, What is the Gospel?, è sta­to tradot­to e pub­bli­ca­to nel’italiano con il per­me­s­so di Ligo­nier Min­istries.  — tradot­to da Bian­ca C.

 

Parlare di “sola Scrittura” è come parlare di “Scrittura da sola”?
di Jason Helopou­los I cris­tiani sono il popo­lo delle Sacre Scrit­ture. Noi orga­nizzi­amo le nos­tre vite e ciò che cre­di­amo sec­on­do gli inseg­na­men­ti del­la Scrit­tura; come gius­ta­mente spie­ga il Cat­e­chis­mo Minore di West­min­ster, «Quale rego­la...
Buona notizia: non potete comprare la vostra salvezza
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CHI È GESÙ?

Il Sig­nore Gesù, nel quale il Van­ge­lo ci chia­ma a credere, è, sen­za dub­bio, Dio onnipotente—uguale al Padre in tutte le cose, e in gra­do di sal­vare com­ple­ta­mente tut­ti col­oro che ven­gono a Dio per mez­zo di lui.

Ma questo stes­so Gesù, niente di meno che, uomo perfetto—in gra­do di sim­pa­tiz­zare con l’uomo in tutte le sue sof­feren­ze fisiche, che egli conosce bene per espe­rien­za.
La poten­za e l’empatia sono mer­av­igliosa­mente uni­ti in Colui che è mor­to per noi sul­la croce.

Per­ché Egli è Dio, pos­si­amo appog­gia­re il peso delle nos­tre ani­me su Lui con fidu­cia e sen­za esi­tazione. Egli è potente da sal­vare.

Per­ché Egli è uomo, pos­si­amo par­lare con Lui in lib­ertà, sulle numerose sof­feren­ze che la carne ha ered­i­ta­to. Lui conosce il cuore dell’uomo.

Qui c’è riposo per chi è stan­co! Ecco una buona notizia! Il nos­tro Reden­tore è uomo e Dio, e Dio e uomo.

Expos­i­to­ry Thoughts on the Gospels: John, Vol­ume 1, [Carlisle, PA: Ban­ner of Truth, 1987], 194. [John 4:1–6}

Parlare di “sola Scrittura” è come parlare di “Scrittura da sola”?

di Jason Helopou­los

sola scrittura

I cris­tiani sono il popo­lo delle Sacre Scrit­ture. Noi orga­nizzi­amo le nos­tre vite e ciò che cre­di­amo sec­on­do gli inseg­na­men­ti del­la Scrit­tura; come gius­ta­mente spie­ga il Cat­e­chis­mo Minore di West­min­ster, «Quale rego­la ci ha dato Dio per inseg­nar­ci come pos­si­amo glo­ri­fi­car­lo e godere di lui?» «La Paro­la di Dio, che è con­tenu­ta nelle Scrit­ture dell’Antico e Nuo­vo Tes­ta­men­to, è l’unica rego­la per inseg­nar­ci come pos­si­amo glo­ri­fi­car­lo e godere di lui». Le Scrit­ture sono l’unica rego­la e ques­ta ver­ità è al cuore del­la fede protes­tante; sen­za questo prin­ci­pio, tut­to l’edificio del­la Rifor­ma crollerebbe.

È impor­tante osser­vare che i Rifor­ma­tori cre­de­vano nel prin­ci­pio del­la “sola Scrit­tura”, non del­la “Scrit­tura da sola”. Il prin­ci­pio del­la “Scrit­tura da sola” affer­ma un indi­vid­u­al­is­mo rad­i­cale che riget­ta la chiesa, i cre­di, le con­fes­sioni di fede e la tradizione in quan­to privi di autorità, men­tre abbrac­cia il giudizio dell’individuo al di sopra di ogni altra cosa. Ques­ta visione rad­i­cal­iz­za l’etica protes­tante e ne mina le fon­da­men­ta, eppure non è pre­sente nell’insegnamento dei Rifor­ma­tori o del­la chiesa delle orig­i­ni; anzi, i Rifor­ma­tori inseg­na­vano il Cre­do degli Apos­toli e affer­ma­vano le ver­ità arti­co­late a Cal­cedo­nia e Nicea. Lutero, Calvi­no, Knox, Bullinger e Bucer scrissero tut­ti dei cat­e­chis­mi e delle con­fes­sioni di fede per i pro­pri greg­gi e con­sid­er­a­vano anti­cris­tiana qual­si­asi for­ma di teolo­gia ostile ai cre­di e alle con­fes­sioni di fede. Nes­suno dei Rifor­ma­tori mag­is­te­ri­ali affer­mò mai il prin­ci­pio del­la “Scrit­tura da sola”; al con­trario, era­no tut­ti acce­si sosten­i­tori del prin­ci­pio del­la “sola Scrit­tura”.

Questo prin­ci­pio riconosce l’autorità del­la chiesa e del­la sua tradizione, inclusi i cre­di e le con­fes­sioni di fede, ma sem­pre in sub­or­di­nazione alle Scrit­ture e uni­ca­mente nel­la misura in cui con­cor­dano con esse. R. C. Sproul ci aiu­ta a capire il ruo­lo di una gius­ta tradizione del­la chiesa all’interno del prin­ci­pio del­la “sola Scrit­tura” quan­do affer­ma: «Anche se la tradizione non gov­er­na la nos­tra inter­pre­tazione, essa la gui­da. Se, let­to un cer­to pas­sag­gio, lo inter­pre­tate in un modo che sem­bra essere sfug­gi­to a tut­ti gli altri cris­tiani per duemi­la anni, o è sta­to pro­pos­to da degli ereti­ci riconosciu­ti da tut­ti come tali, fareste prob­a­bil­mente meglio a las­ciar perdere quel­la vos­tra inter­pre­tazione» (The Agony of Deceit, pp. 34–35). Le con­fes­sioni di fede e i cre­di orto­dos­si del­la chiesa arti­colano la fede cris­tiana in modo esaus­ti­vo e sta­bilis­cono delle linee di demar­cazione impor­tan­ti per iden­ti­fi­care ciò che inseg­nano le Scrit­ture.

In questo modo, la tradizione, inclusi i nos­tri cre­di e con­fes­sioni di fede, svolge un ruo­lo impor­tante nel­la fede cris­tiana. Ad esem­pio, il Cre­do degli Apos­toli è sta­to da tem­po riconosci­u­to dal­la chiesa come un som­mario degli ele­men­ti essen­ziali del­la fede cris­tiana; esso arti­co­la le ver­ità fon­da­men­tali dell’ortodossia. Dei cre­di e delle con­fes­sioni di fede più sostanziose cer­cano di arti­co­lare ciò che la Bib­bia nel­la sua interez­za dice a propos­i­to di un dato argo­men­to o una gam­ma di argo­men­ti. Questo è nec­es­sario per­ché è impos­si­bile con­sultare un sin­go­lo pas­sag­gio o libro del­la Bib­bia per definire il bat­tes­i­mo, la preghiera, l’espiazione o qual­si­asi altra dot­t­ri­na, ma un cre­do o una con­fes­sione di fede può arti­co­lare ciò che la Bib­bia nel­la sua interez­za dice col­let­ti­va­mente a propos­i­to di una dot­t­ri­na speci­fi­ca.

Ma anche se ci servi­amo del­la tradizione, dob­bi­amo affer­mare che le tradizioni sono buone soltan­to nel­la misura in cui sono bib­liche e ques­ta ver­ità chi­ave gov­er­na l’uso che ne fac­ciamo. La Bib­bia, ed essa soltan­to, è la nos­tra bus­so­la; essa sola possiede un’autorità infal­li­bile sulle nos­tre vite, sic­come essa sola è la Paro­la di Dio ed essa sola è inerrante. Per­tan­to, quan­do le nos­tre tradizioni, i nos­tri cre­di e le nos­tre con­fes­sioni di fede sono in con­trasto con le Scrit­ture, devono essere riget­tati; quan­do invece con­cor­dano con esse, li accetti­amo e li con­sid­e­ri­amo utili per le nos­tre vite cris­tiane. Capire ques­ta dis­tinzione è del­la mas­si­ma impor­tan­za.

La chiesa in ogni epoca ha bisog­no di rin­no­vare la pro­pria com­pren­sione del­la dot­t­ri­na del­la “sola Scrit­tura”. La sto­ria ci inseg­na che quan­do la chiesa dimen­ti­ca che le Scrit­ture, ed esse soltan­to, sono nec­es­sarie e suf­fi­ci­en­ti, essa perde il suo fon­da­men­to e inizia a crol­lare. In molti modi, la tradizione del­la chiesa ci ricor­da ques­ta ver­ità; di fat­to, alcu­ni ele­men­ti del­la tradizione come i cre­di e le con­fes­sioni di fede cer­cano di pro­muo­vere la ver­ità del­la Bib­bia. Per­tan­to con­fes­si­amole e fac­cia­mone uso, ma ren­di­amo­ci anche con­to che ci saran­no utili soltan­to nel­la misura in cui pro­muovono gli inseg­na­men­ti del­la Scrit­tura, la quale siede in giudizio sulle nos­tre tradizioni – mai il con­trario.

 

 

 

Fonte: Is Scrip­ture Alone the Same Thing as Scrip­ture Only?, da Jason Helopou­los.  Tabletalk Mag­a­zine, An out­reach of Ligo­nier Min­istries.

 

 

Tradot­to da A.P.

 

 

Buona notizia: non potete comprare la vostra salvezza

da Michael A.G. Haykin

indulgenze

Il 31 otto­bre 1517 Mar­tin Lutero inviò quelle che oggi chi­ami­amo le 95 Tesi all’elettore e vesco­vo di Magon­za, Alber­to di Bran­de­bur­go (1490–1545): questo gesto è comune­mente con­sid­er­a­to l’inizio del­la Rifor­ma, che è sen­za dub­bio l’avvenimento più impor­tante degli ulti­mi mille anni di sto­ria del­la chiesa. Lo scrit­to di Lutero soll­e­va­va delle gravi obiezioni teo­logiche a un ele­men­to fon­da­men­tale del­la devozione tar­do-medievale, sarebbe a dire la ven­di­ta di indul­gen­ze papali le quali, a det­ta del­la chiesa di Roma, garan­ti­vano la remis­sione del cas­ti­go dovu­to al pec­ca­to in ques­ta vita e in pur­ga­to­rio. Il prin­ci­pale pred­i­ca­tore che vende­va queste remis­sioni in giro per Magon­za era il frate domeni­cano Johann Tet­zel (1465–1519) e Lutero lo prese diret­ta­mente di mira quan­do dichiarò nel­la sua ven­tisettes­i­ma tesi che «pred­i­cano l’uomo col­oro che dicono che “non appe­na il sol­dino tintin­na nel­la cas­set­ta, l’anima vola al cielo benedet­ta”» e nel­la trentac­inques­i­ma che che predi­care questo sig­nifi­ca­va «predi­care una dot­t­ri­na non cris­tiana». Sper­are di essere sal­vati attra­ver­so l’acquisto di una di queste indul­gen­ze papali altro non era dunque che «vano» (tesi 52).

 

Protestare contro una religione del guadagno economico

La chiesa di Roma con­tin­ua tut­to­ra a offrire indul­gen­ze, anche se non lo fa più con la rozzez­za con cui lo face­va Tet­zel; tut­tavia, la dan­no­sis­si­ma prat­i­ca di fare mer­cede del cris­tianes­i­mo per trarne prof­it­to – par­ti­co­lar­mente evi­dente nel­la prat­i­ca dei cosid­det­ti pred­i­ca­tori del­la teolo­gia del­la pros­per­ità – è assai pre­oc­cu­pante. Questi pred­i­ca­tori offrono “benedi­zioni” e “unzioni” cris­tiane in cam­bio di doni ai pro­pri “min­is­teri”, una prat­i­ca dis­dicev­ole che in ulti­ma anal­isi non è affat­to dif­fer­ente da quel­la di Tet­zel. Come Lutero, anche l’apostolo Pao­lo ave­va dovu­to affrontare delle per­sone che usa­vano la reli­gione per riem­pir­si le tasche e anche se Lutero non citò le parole di Pao­lo in 1 Tim­o­teo 6:5 nelle sue tesi, esse sono decisa­mente appro­pri­ate per l’epoca di Lutero come anche per la nos­tra. La rispos­ta ispi­ra­ta di Pao­lo a queste per­sone è cat­e­gor­i­ca: esse sono «cor­rotte di mente e prive del­la ver­ità, le quali con­sid­er­a­no la pietà come una fonte di guadag­no».

Piut­tosto che com­prare delle indul­gen­ze papali, Lutero con­sigli­a­va alle per­sone di usare il pro­prio denaro per com­piere delle opere di bene, come dare ai poveri o aiutare i bisog­nosi (tesi 52); di fat­to, in questo doc­u­men­to riv­o­luzionario Lutero sot­to­lin­ea­va che spendere dei sol­di per un’indulgenza men­tre si sape­va che il pro­prio vici­no ave­va bisog­no di aiu­to dal pun­to di vista eco­nom­i­co sig­nifi­ca­va non trovare né per­dono né salvez­za, ma atti­rare su di sé l’ira e l’indignazione di Dio.

 

Protestare contro una devozione vana

Lutero non pen­sa­va di stare pro­po­nen­do una riv­o­luzione reli­giosa nelle sue 95 Tesi, né di stare crit­i­can­do il pap­a­to; tut­tavia egli osservò, con un cer­to sar­cas­mo, che se il papa ave­va il potere di rimet­tere i pec­ca­ti dei fedeli in pur­ga­to­rio, per­ché non lo «svuo­ta­va» del tut­to in un colpo solo (tesi 82)? Con parole che van­no al cuore stes­so del­la spir­i­tu­al­ità del­la Rifor­ma, Lutero affer­mò enfati­ca­mente che «qualunque vero cris­tiano […] ha, datagli da Dio, la parte­ci­pazione a tut­ti i beni di Cristo e del­la chiesa, anche sen­za le let­tere indul­gen­ziali» (tesi 37). Leggen­do le Scrit­ture, egli si era reso con­to che una sem­plice e sin­cera fede nel Cristo cro­ci­fis­so e risor­to ottiene le più ric­che benedi­zioni di Dio – e allo­ra per­ché mai il cre­dente avrebbe avu­to bisog­no di delle indul­gen­ze da parte del papa, le quali cap­i­tal­iz­za­vano sulle ansie e le pau­re degli uomi­ni a scopo di lucro?

Il vero tesoro del­la chiesa non con­sis­te­va in queste indul­gen­ze inven­tate e di dub­bio val­ore, ma nel «sacrosan­to Van­ge­lo del­la glo­ria e del­la grazia di Dio» (tesi 62). A questo pun­to del­la sua mat­u­razione teo­log­i­ca, Lutero non ave­va anco­ra abbrac­cia­to il prin­ci­pio che ora chi­ami­amo “sola Scrit­tura”, per cui la Scrit­tura è l’autorità finale su ogni ambito di vita e dot­t­ri­na, ma cer­ta­mente ques­ta affer­mazione nel­la tesi 62 lo antic­i­pa. Il Van­ge­lo e tut­ti quei lib­ri che lo procla­mano pura­mente, sarebbe a dire le Scrit­ture, sono un tesoro ines­tima­bile in questo mon­do, il che non era vero soltan­to al tem­po di Lutero, ma anche ai giorni nos­tri. Anche se il popo­lo di Dio può trarre gio­va­men­to da ogni cam­po del sapere umano, soltan­to le Scrit­ture sono infal­li­bili e il modo più sicuro per glo­ri­fi­care Dio e godere di lui con­siste nel dare loro ret­ta sen­za ris­erve.

Che cosa cos­ti­tu­isce dunque una vita di vera devozione per Lutero? Le tesi con le quali egli apre e chi­ude il suo scrit­to ce lo dicono chiara­mente. La vita cris­tiana è anz­i­tut­to carat­ter­iz­za­ta dal riv­ol­ger­si sin­ce­ra­mente a Dio per tut­ta la pro­pria vita: «Il Sig­nore e mae­stro nos­tro Gesù Cristo, dicen­do “Fate pen­iten­za”, volle che tut­ta la vita dei fedeli fos­se una pen­iten­za» (tesi 1). Questi devono seguire il loro Sig­nore «attra­ver­so le pene, le mor­ti , gli infer­ni ed entrare nel cielo attra­ver­so molte tri­bo­lazioni» (tesi 94–95). La vita cris­tiana impli­ca delle dif­fi­coltà, come il morire costan­te­mente a se stes­si, la mor­ti­fi­cazione del pec­ca­to e la per­se­cuzione, ma alla sua base vi è una fidu­cia che sca­tur­isce soltan­to dal­la fede ed è quel­la fede, non delle vane indul­gen­ze o nem­meno le opere buone, che con­dur­rà, per grazia di Dio, una per­sona in par­adiso. Ques­ta era una buona notizia al tem­po di Lutero, e lo è anco­ra al giorno d’oggi.

 

 

Fonte: Good news: You can’t buy your sal­va­tion, Michael A.G. Haykin. TableTalk Mag­a­zine. An out­reach of Ligo­nier Min­istries.

Tradot­to da A.P.

Chi è il vero Israele di Dio?

da Nicholas T. Batzig

Teologica Biblica - Cristo nel Antico Testamento
Qualche tem­po fa ho let­to un arti­co­lo in cui un cele­bre teol­o­go cris­tiano incor­ag­gia­va le chiese cris­tiane a cel­e­brare la Pasqua ebraica; la sua tesi non era che Dio vuole che i osservi­no le feste dell’Antico Tes­ta­men­to, ma che osser­van­do la Pasqua ebraica i cris­tiani pos­sono ricor­dare più facil­mente le orig­i­ni ebraiche del­la loro fede e miglio­rare i loro rap­por­ti con gli ebrei. Ciò che colpi­va per la sua assen­za in questo arti­co­lo era qual­si­asi rifer­i­men­to bib­li­co all’adempimento da parte di Cristo delle feste del vec­chio pat­to.

Eppure l’apostolo Pao­lo, come anche gli altri autori neotes­ta­men­tari, spie­ga chiara­mente che Gesù ha adem­pi­u­to ogni ombra e ogni tipo del­la legge cer­i­mo­ni­ale del vec­chio pat­to (Coloss­esi 2:16–17) pro­prio come è venu­to ad adem­piere tutte le promesse e le pro­fezie dell’Antico Tes­ta­men­to (2 Cor­inzi 1:20). Anche se i cris­tiani pro­fes­sano che Gesù è l’adempimento di tut­ti gli aspet­ti prepara­tori e antic­i­pa­tori dell’Antico Tes­ta­men­to, molti di loro sono privi del quadro inter­pre­ta­ti­vo all’interno del quale le sin­gole par­ti trovano pos­to nel­la grande sto­ria del piano del­la reden­zione di Dio: in breve, Gesù adem­pie ogni aspet­to prepara­to­rio e antic­i­pa­to­rio del­la sto­ria del­la reden­zione nell’Antico Tes­ta­men­to in gen­erale, e nel­la sto­ria di Israele in par­ti­co­lare, per­ché egli è il vero Israele di Dio. Egli ricapi­to­la – rias­sume e ripete – la sto­ria di Israele nel­la pro­pria espe­rien­za e opera per ottenere per il suo popo­lo le benedi­zioni promesse ad Abramo.

Anche se vi sono molti pas­sag­gi del­la Scrit­tura che potrem­mo con­sultare per cer­care di capire l’insegnamento del­la Bib­bia sul fat­to che Gesù è il vero Israele di Dio, il Van­ge­lo di Mat­teo è il testo che svilup­pa più pien­amente questo tema. Mat­teo inizia il suo reso­con­to con­cen­tran­dosi sul fat­to che Gesù è il figlio di Davide e di Abramo: trac­cian­do la genealo­gia di Gesù fino ad Abramo, Mat­teo spie­ga al popo­lo del pat­to che Gesù il figlio finale di Abramo a lun­go atte­so. Abramo è, ovvi­a­mente, il padre del popo­lo ebraico, che Dio chia­ma ai tem­pi dell’esodo «mio figlio» (Eso­do 4:23). Quan­do Dio chi­amò a sé Abramo, all’epoca un gen­tile, gli diede le promesse del­la reden­zione e lo gius­ti­ficò uni­ca­mente sul­la base del­la sua fede nel Reden­tore a venire, egli fece di lui il padre di Israele, per cui se vogliamo capire Israele dob­bi­amo pri­ma capire Abramo; ma se vogliamo capire Abramo, dob­bi­amo pri­ma capire il piano del pat­to di Dio per la reden­zione degli elet­ti, l’eterno piano che egli ha inizia­to a disp­ie­gare nel tem­po subito dopo la cadu­ta dei nos­tri prog­en­i­tori (Gen­e­si 3:15).

Nelle Scrit­ture, Abramo è il capo fed­erale del popo­lo a cui Dio riv­ela se stes­so e la sua promes­sa di reden­zione. Gli autori del Nuo­vo Tes­ta­men­to enfa­tiz­zano il fat­to che Dio fece le sue promesse «ad Abramo e alla sua prog­e­nie»; l’apostolo Pao­lo si spinge oltre e sug­gerisce che Cristo è «la prog­e­nie» (sin­go­lare) alla quale Dio si sta­va rifer­en­do quan­do fece le sue promesse del pat­to ad Abramo (Galati 3:16). La sostan­za di quan­to det­to è chiara: Dio fece delle promesse ad Abramo affinché queste fos­sero tra­man­date fino a Cristo, il quale le avrebbe adem­piute nel­la pienez­za dei tem­pi nel­la pro­pria per­sona e opera, come vedi­amo nel­la con­ver­sazione div­ina che l’autore di Ebrei riprende dalle Scrit­ture dell’Antico Tes­ta­men­to (ad esem­pio Ebrei 2:10–16). Le promesse del pat­to che Dio fece ad Abramo e a Davide dove­vano giun­gere fino al Cristo incar­na­to. Quan­do l’autore cita Salmo 2:7 e 2 Samuele 7:14 in Ebrei 1:5, ci sta aiu­tan­do a capire che nell’Antico Tes­ta­men­to Dio Padre sta­va paran­do a Dio Figlio delle promesse del pat­to fat­te a Davide.

Le impli­cazioni sono notevoli: nell’Antico Tes­ta­men­to, tut­to quel­lo che sem­bra­va fare rifer­i­men­to alla nazione di Israele dove­va essere tra­manda­to fino a Gesù, il quale adem­pì per noi le realtà delle promesse nel­la pro­pria per­sona e opera. Questo è il moti­vo per cui l’apostolo Pao­lo può affer­mare che «tutte le promesse di Dio han­no il loro sì in lui [Cristo]» (2 Cor­inzi 1:20) e, a propos­i­to delle Scrit­ture dell’Antico Tes­ta­men­to: «Poiché tut­to ciò che fu scrit­to nel pas­sato, fu scrit­to per nos­tra istruzione, affinché, medi­ante la pazien­za e la con­so­lazione che ci proven­gono dalle Scrit­ture, con­servi­amo la sper­an­za» (Romani 15:4).

Quan­do leg­giamo delle promesse di restau­razione che Dio fece a Israele attra­ver­so i pro­feti dell’Antico Tes­ta­men­to, dob­bi­amo far­lo attra­ver­so la lente del­la per­sona e dell’opera di Cristo. Il giudizio pro­fe­tiz­za­to per la nazione ci prepara per il giudizio che si abbat­té su Cristo, il vero Israele, per i nos­tri pec­ca­ti. Nel­la sua risur­rezione, Gesù ottiene la restau­razione che era sta­ta promes­sa tan­to tem­po pri­ma e questo è il moti­vo per cui gli apos­toli citano Gioele 2:28–32 in Atti 2:16–21 e Amos 9:11–12 in Atti 15:16–17: l’adempimento di queste promesse di restau­razione ha luo­go anz­i­tut­to nel Figlio risor­to o restau­ra­to di Abramo, il quale le con­sumerà in un nuo­vo cielo e una nuo­va ter­ra.

Quan­to det­to fino­ra altro non è che la pun­ta dell’iceberg del modo in cui le Scrit­ture pre­sen­tano Gesù come il vero Israele di Dio. Negli arti­coli che seguiran­no in ques­ta breve serie, con­sid­er­ere­mo il modo in cui il Nuo­vo Tes­ta­men­to spie­ga dei pas­sag­gi ril­e­van­ti dell’Antico Tes­ta­men­to e la nar­ra­ti­va for­nitaci da Mat­teo per aiutar­ci a capire l’importanza di questo aspet­to mer­av­iglioso, anche se spes­so trascu­ra­to, del­la sto­ria del­la reden­zione.

 

 

Fonte: Who is the True Israel of God?, da Nicholas T. Batzig. Tabletalk Mag­a­zine, An out­reach of Ligo­nier Min­istries.

 

Tradot­to da A.P.