Parole di Speranza per Chi Lotta Contro la Depressione

speranza per chi lotta contro la depressioneDi Edward T. Welch

Tec­ni­ca­mente è chia­ma­ta depres­sione, ma non può essere rac­chiusa in una paro­la. Ti sen­ti intor­pid­i­to, ma la tes­ta ti fa male; vuo­to, ma den­tro di te ci sono urla; spos­sato, ma le pau­re abbon­dano. Ciò che una vol­ta era piacev­ole adesso atti­ra a mala­pe­na la tua atten­zione. Il tuo cervel­lo è come se fos­se immer­so nel­la neb­bia. Ti sen­ti appe­san­ti­to.

Ti ricor­di di quan­do ave­vi degli obi­et­tivi? Cose che non vede­vi l’ora di fare? Pote­vano essere cose sem­pli­ci come andare al cin­e­ma un ven­erdì sera o un qual­cosa che vole­vi portare a ter­mine. Ora hai ben pochi obi­et­tivi. Arrivare a fine gior­na­ta ti sem­bra già trop­po.

Hai nota­to cosa sig­nifi­ca vivere sen­za obi­et­tivi? Ogni giorno è uguale. Non c’è più alcun rit­mo cres­cente di aspet­ta­ti­va, sod­dis­fazione e quin­di riposo. Ogni giorno por­ta una tremen­da monot­o­nia, e temi che domani sia uguale a oggi. Sem­bra come se un’esistenza così piat­ta ti stia ucci­den­do.

Dormire? E’ un prob­le­ma. Non ne hai mai abbas­tan­za. Non ricor­di nem­meno cosa voglia dire sveg­liar­si ris­tora­to.

Hai mai vis­to i dip­in­ti di Pablo Picas­so fat­ti nel suo peri­o­do ‘nero’? Se tro­vi un libro su Picas­so potresti dar­gli uno sguar­do. Le immag­i­ni non sono incor­ag­gianti ma, al lim­ite, potresti capire di non essere solo a sen­tir­ti così. Mosso da una relazione prob­lem­at­i­ca, fece una serie di dip­in­ti dove le per­sone sem­bra­no sen­za vita e tut­to è sof­fu­so di ombre blu e grigie. Sta­va espri­men­do i suoi sen­ti­men­ti nel­la sua arte oppure sta­va rap­p­re­sen­tan­do fedel­mente il mon­do come lo vede­va di fat­to? Comunque sia, non ci sono splen­dide gior­nate di sole con la depres­sione, ma solo cieli tetri e nuvolosi e un mon­do cupo sen­za col­ore.

Picas­so non era il solo ad avere a che fare con quel­lo che è poi sta­to defini­to depres­sione. Abramo Lin­coln, Win­ston Churchill, il grande pred­i­ca­tore inglese Charles Spur­geon, il mis­sion­ario David Brainard e il tradut­tore bib­li­co J. B. Phillips era­no alcune tra le per­sone più note e real­iz­zate che han­no par­la­to e scrit­to dei loro com­bat­ti­men­ti. Per cui, anche se ti puoi sen­tire solo, in molti han­no già per­cor­so lo stes­so sen­tiero, e in molti lo stan­no facen­do adesso.

Se qual­cosa di quel­lo che hai let­to ti suona famil­iare, con­tin­ua a leg­gere. Hai già motivi per sper­are. Il fat­to stes­so che sei dis­pos­to a leg­gere quan­to fin qui scritto—qualcosa di asso­lu­ta­mente non necessario—rappresenta già di per sé un sig­ni­fica­ti­vo pas­so in avan­ti.

Quan­to segue sarà il più breve pos­si­bile, una map­pa sin­tet­i­ca che indi­ca una via per uscire dal­la depres­sione. Se non sei d’accordo con qual­cosa, obi­et­ta. Se ti sem­bra trop­po, met­ti­la da parte e tor­naci in un altro momen­to. Per pri­ma cosa devi però sapere che alla fine ques­ta map­pa con­duce a Gesù Cristo. Con­duce a una per­sona più che a delle tec­niche. Alcu­ni dicono “Gesù non fun­ziona” oppure “L’ho prova­to, ma sono anco­ra depres­so come pri­ma”. Ma con­sid­era questo: Gesù sostiene di essere la via, ver­ità, vita, fonte di sper­an­za, amante delle ani­me, ser­vo, fratel­lo, ami­co, colui che ascol­ta e agisce, colui che non abban­dona mai.

Nes­suna ter­apia o far­ma­co fa delle asserzioni così audaci.

Se Gesù e gli inseg­na­men­ti del­la Scrit­tura ti sem­bra­no dei vuoti luoghi comuni—e forse ti sem­bra sia pro­prio in questo modo—ricorda che in questo momen­to qual­si­asi cosa ti sem­bra in qualche modo vuo­ta. Quel­lo che adesso può sem­brar­ti banale diven­terà pro­fon­do men­tre inizi ad accer­tar­ti del­la sua realtà.

Come pos­so fare qual­cosa quan­do non pro­vo niente?

Ecco il prob­le­ma. La mag­gior parte del­la gente fa qual­cosa per­ché si sente di far­lo. Si alza la mat­ti­na per­ché ha voglia di andare al lavoro, o ha voglia di evitare le domande del supe­ri­ore se è in ritar­do, oppure per­ché ha voglia di evitare di finire in povertà. Siamo gui­dati dalle sen­sazioni più di quan­to non cre­di­amo. Con la depres­sione, non provi sen­sazioni (o, qual­si­asi cosa provi, non ti moti­va a fare alcunché di profi­c­uo; ad esem­pio, hai voglia di morire, gri­dare, scap­pare, scom­par­ire, evitare). Come pos­sono allo­ra per­sone gui­date dalle sen­sazioni por­si degli obi­et­tivi o essere moti­vate, quan­do non provano più sen­sazioni? Inizial­mente, si dovrà appren­dere un altro modo di vivere. Dovrai essere come la don­na I cui mus­coli fun­zion­a­vano anco­ra ma ave­vano smes­so di trasmet­ter­le infor­mazioni sui suoi arti. Non era par­al­iz­za­ta, ma se chi­ude­va gli occhi non sape­va se fos­se fer­ma, in pie­di, si stesse esten­den­do o riposasse. A volte guardan­dosi allo spec­chio si accorge­va di stare col brac­cio destro soll­e­va­to in aria sen­za ren­der­sene con­to. Non pote­va nem­meno cam­minare per­ché non sape­va dove fos­sero le sue gambe. Grad­ual­mente, guardan­do nel­lo spec­chio e veden­do il suo cor­po piut­tosto che sen­tir­lo, riprese di nuo­vo a cam­minare. Dopo mol­ta prat­i­ca, cam­minare iniz­iò a divenire nuo­va­mente una sen­sazione nat­u­rale. Ma dovette impara­re un nuo­vo modo di vivere e muover­si. Quan­do si è depres­si, il nuo­vo modo di vivere è quel­lo di credere e agire in base a ciò che Dio dice piut­tosto che provare la sen­sazione di ciò che Dio dice. Sig­nifi­ca vivere per fede. Per parafrasare Ebrei 11:1, “la fede è certez­za di quel­lo che non provi­amo”. In altre parole, quan­do c’è una dis­pu­ta tra ciò che dicono le tue sen­sazioni e ciò che dice la Scrit­tura, vince quest’ultima. Qual­si­asi altro risul­ta­to sig­nifi­ca essen­zial­mente che tu stai dicen­do a Dio che non ci si deve fidare di Lui. “Dio non dice la ver­ità. Non mi pos­so fidare di Lui. Pos­so solo fidar­mi di me stes­so”. Prob­a­bil­mente non è questo ciò che inten­di dire. Potresti vol­er dire che non capis­ci cosa Dio stia facen­do, ma negare che Dio dica la ver­ità è in se stes­so fal­so. È una men­zogna. Non cred­er­ci. Dio è ver­ità.

Ecco un esem­pio di questo nuo­vo modo di vivere. Ti sen­ti come se non aves­si più né scopo né sper­an­za. Non c’è più ragione per uscire dal let­to, lavo­rare, amare o vivere. Lo sen­ti nel tuo intero essere. Dio però rib­at­te a queste sen­sazoni su ogni pag­i­na del­la Scrit­tura. Ad esem­pio, “Amat­e­vi inten­sa­mente a vicen­da, di vero cuore” (1 Pietro 1:22). Ques­ta è un’affermazione con uno scopo. E’ un moti­vo per uscire dal let­to. Devi com­bat­tere I sen­ti­men­ti par­al­iz­zan­ti così da pot­er amare un’altra per­sona. Per­ché pre­oc­cu­par­si di questo? Per­ché è il tuo manda­to per­son­ale da Dio stes­so, il Re dei re. Se sei un servi­tore del Re—e lo sei—e Lui ti chiede di fare qual­cosa, ti è sta­to appe­na dato uno scopo per cui vivere. E’ solo quan­do il Re dice che non ha più bisog­no di te che il tuo scopo è adem­pi­u­to, e questo, ovvi­a­mente, non avver­rà mai col vero Dio. Lui dice che i suoi proposi­ti per te dura­no per tut­ta l’eternità.

Per inquadrare il tuo scopo nel ter­mine più ampio, il tuo com­pi­to è quel­lo di glo­ri­fi­care e godere di Dio (1 Co 10:31). Glo­ri­fi­care Dio sig­nifi­ca ren­dere famoso il Suo nome. Il Suo onore e la Sua rep­utazione diven­tano più impor­tan­ti del­la tua. Glo­ri­fi­care Dio. Ti suona come un cliché? Nonos­tante pos­sa apparire come qual­cosa di imprat­i­ca­bile, è di fat­to molto con­cre­to. Viene real­iz­za­to con pic­coli pas­si, a volte ris­er­vati, di fede e ubbi­dien­za. Gli altri pos­sono non ved­er­lo, ma se fai qual­si­asi cosa a moti­vo di Gesù e di quel­lo che Lui ha fat­to per te—dal pet­ti­nar­ti i capel­li a vendere tut­to ciò che hai per diventare un missionario—allora stai por­tan­do glo­ria a Dio. Vuoi un incen­ti­vo tan­gi­bile? E’ ben prova­to nel­la Scrit­tura che quan­do cer­chi Dio e il Suo reg­no, i tuoi prob­le­mi diver­ran­no più leg­geri (2 Co 4:16,17).

Ascoltare

Men­tre dai vita a una chiara dichiarazione di proposi­ti, dovresti avere qual­cuno che ti aiu­ti a per­fezionarla, che te la ricor­di e te la leg­ga. A quel pun­to il tuo com­pi­to sarà quel­lo di ascoltare. Hai dato ascolto ai tuoi pen­sieri, ma ora devi ascoltare cosa Dio dice nel­la Sua Paro­la e attra­ver­so gli altri. Ascoltare sem­bra qual­cosa di pas­si­vo, ma è invece impeg­na­ti­vo. L’epistola di Gia­co­mo ci ricor­da che siamo incli­ni a “udire super­fi­cial­mente”, come chi si guar­da in uno spec­chio, e quan­do se ne va subito dimen­ti­ca com’era (Gc 1:24). Così, quan­do sen­ti o leg­gi di ver­ità e amore, non udire sem­plice­mente in modo super­fi­ciale; ascol­tadavvero. Cosa ascolterai? Quan­do il Dio uno e tri­no par­la, il sogget­to è inevitabil­mente di Gesù. Gesù è colui che ha avu­to com­pas­sione di chi sof­fre, e capisce quel­li che sof­frono per­ché il Suo dolore ha super­a­to il nos­tro. Hai mai fat­to caso che quan­do ascolti delle sof­feren­ze di qual­cun altro, spe­cial­mente se schi­ac­cianti e intense, i tuoi prob­le­mi sem­bra­no diventare più leg­geri? Quan­to meno, questo tipo di ascolto ti dis­toglie dalle tue sof­feren­ze, e ci accor­giamo di non essere soli. Questo è quel­lo che suc­cede quan­do guar­di a Gesù e ascolti. Con­tin­ua ad ascoltare. Anche se puoi sen­tir­ti respin­to dagli altri, Gesù non ti resp­ingerà (Sl 27:10). Vai a Lui con fede—anche con una minus­co­la brici­o­la di fede—e Lui non ti lascerà né abban­don­erà mai (Eb 13:5). Lui ti giu­ra che sarà così. L’amore non ti com­muove sem­pre? Con­sid­era questo. Alla Sua pre­sen­za vi è un amore che richiede tut­ta l’eternità per iniziare a com­pren­der­lo. Se non ti toc­ca adesso, lo farà. Il Suo amore è come quel­lo di un gen­i­tore buono per un bam­bi­no che non com­prende i det­tagli dell’amore di un padre o di una madre. In altri ter­mi­ni, il bam­bi­no potrebbe pen­sare a volte che il gen­i­tore non lo ami, ma l’amore del gen­i­tore è trop­po elab­o­ra­to e bel­lo per­ché il bam­bi­no lo pos­sa capire. Il bam­bi­no è afflit­to per­ché non può più gio­care nel fan­go, ma il gen­i­tore lo sta pulen­do per un viag­gio a Dis­ney­land. Se non riesci a dis­tinguere questo amore, con­tin­ua ad ascoltare il Van­ge­lo. Cioè, in base al piano di Dio, Gesù è mor­to per pec­ca­tori come me e te. Questo è un amore mer­av­iglioso e pro­fon­do. Se non ti sem­bra mer­av­iglioso, allo­ra forse hai dimen­ti­ca­to di essere un pec­ca­tore. Gesù, dopo tut­to, non è mor­to per bra­va gente che ave­va bisog­no di un incor­ag­gia­men­to spir­i­tuale; è mor­to per portare nemi­ci alien­ati e con­dan­nati nel­la Sua famiglia.

C’è molto altro che Dio dice, ma è trop­po facile iniziare lenta­mente ad allon­ta­nar­si e pen­sare, “questo non mi aiu­ta”. Come ha osser­va­to una don­na, “Nes­suna quan­tità di amore da o per altre persone—e ce n’era molto—riusciva ad aiu­tar­mi. Nes­sun aiu­to di una famiglia che ti sta vici­no e di un lavoro favoloso era abbas­tan­za per vin­cere il dolore e la dis­per­azione”. A questo pun­to, è tem­po di pen­sare.

Pen­sare

Se sei depres­so e ascolti i tuoi pen­sieri, questi prob­a­bil­mente saran­no cupi, sen­za sper­an­za, pes­simisti­ci e crit­i­ci nei tuoi con­fron­ti o ver­so gli altri. Dovunque abbiano inizio questi pen­sieri, rara­mente si fer­mano pri­ma di rag­giun­gere il pos­to più dis­per­a­to pos­si­bile. Per esem­pio, se qual­cuno par­la di Bab­bo Natale, inizi a pen­sare di essere gras­so anche tu, e che, alle tue spalle, tut­ti ridano delle tue cir­con­feren­ze. Se qual­cuno si com­pli­men­ta con te per un lavoro ben fat­to, pen­si che sia per addol­cire il colpo del tuo immi­nente licen­zi­a­men­to, e che se si sapesse davvero il tipo di lavoro che hai ese­gui­to perder­esti il pos­to, e…

L’intero proces­so è auto­mati­co. Dai un giro di avvio alla manovel­la, e parte da solo. Pilota auto­mati­co men­tale. Il fat­to che la tua mente pos­sa sen­tir­si per­pet­u­a­mente anneb­bi­a­ta sig­nifi­ca che non ti sen­ti capace di uno sfor­zo erculeo nec­es­sario per apportare cor­rezioni men­tali. Devi com­in­cia­re col pensare—non pen­sieri auto­mati­ci ma con un obi­et­ti­vo. I tuoi pen­sieri devono essere gui­dati dalle Scrit­ture. Dif­fi­cile? Sì. Ogni sfor­zo men­tale è un lavoro. Cam­bi­a­men­ti imme­diati? Prob­a­bil­mente non quel­li che ti sem­bra­no ovvi. Ma devi far­lo. Il tuo pre­sente modo di pen­sare tende ver­so scon­for­to e dis­per­azione. Devi essere dis­pos­to a com­bat­tere. Se sei rilut­tante a lavo­rar­ci su, allo­ra devi chieder­ti se vuoi davvero cam­biare. Può sem­brare stra­no, ma molti non lo vogliono. Sem­bra come se non val­ga la pena met­ter­ci l’impegno che questo cam­bi­a­men­to com­por­ta. Odi­ano quel­lo che dovran­no affrontare se non saran­no più depres­si, o restano fedeli al loro stile di vita, pref­er­en­do piut­tosto che sia il mon­do intorno a loro a cam­biare.

Quin­di pen­sa. Vuoi davvero cam­biare?

Se ti sco­pri più rilut­tante al cam­bi­a­men­to di quan­to pen­sas­si, devi tornare indi­etro e ricon­sid­er­are il tuo obi­et­ti­vo. Alcu­ni usano i loro figli come moti­vazione per cam­biare, ma i figli non sono un moti­vo abbas­tan­za potente. I tuoi pen­sieri oscuri ti per­suadereb­bero velo­ce­mente che i tuoi figli e chi­unque altro stareb­bero meglio sen­za di te. L’unica ragione suf­fi­ciente è che tu sei chiam­a­to a rap­p­re­sentare Dio sul­la ter­ra, Lui è il tuo Padrone amorev­ole e tuo sei un Suo figli­o­lo, servi­tore o ambas­ci­a­tore, scegli tu. Tu vivi per e a moti­vo di Lui.

Se questo non è abbas­tan­za, dovrai tornare indi­etro ad ascoltare. Chie­di a qual­cuno di dirti chi è Dio. Quan­do la tua mente è nel­la neb­bia è dif­fi­cile ricor­dare, per cui chiedi­lo a qual­cun altro. Chie­di a qual­cuno di dirti che il Cre­atore Dio vive, e che ha manda­to Gesù a morire per i pec­ca­ti di gente come noi, che igno­ra­vano Dio e gli era­no nemi­ci. Chie­di a quel­la per­sona di per­suader­ti che Dio è buono. Chie­di a quel­la per­sona di con­tin­uare a par­lar­ti fino a che non inizia a sem­brare una buona notizia a cui tu cre­da. Pen­saci. Se non fos­si depres­so, saresti mer­av­iglia­to di quel­lo che Dio ha fat­to. Sem­plice­mente, ti inchiner­esti e, come molti altri che han­no com­pre­so l’amore e la pre­sen­za di Dio, diresti, “Io non sono deg­no, ma sono pieno di grat­i­tu­dine”. Non smet­tere di ascoltare queste ver­ità. Ti cam­bier­an­no. Non gettare la spugna.

Cosa ti sta dicen­do la tua depres­sione? Cosa sig­nifi­ca?

Men­tre cer­ci di ascoltare, di udire di Cristo e del tuo scopo per vivere, il prossi­mo pas­so per esercitare il tuo pen­siero è quel­lo di chiedere, “cosa mi stan­no dicen­do i miei sen­ti­men­ti”? I tuoi sen­ti­men­ti ti dicono qual­cosa su di te. E’ così che fun­ziona con tutte le emozioni: pau­ra, rab­bia, trep­i­dazione, ter­rore e così via. Di soli­to sono provo­cati da qualche cir­costan­za nel­la nos­tra vita, ma sono le tue risposte e le tue inter­pre­tazioni di tali even­ti. In altre parole, riv­e­lano te. Ad esem­pio, se ti arri­va una bol­let­ta inat­te­sa, può provo­care pre­oc­cu­pazioni eco­nomiche. Ma se diven­ti osses­sion­a­to e croni­ca­mente ansioso riguar­do al tuo futuro eco­nom­i­co, ques­ta pau­ra riv­ela dove hai ripos­to la tua fidu­cia: in te stes­so piut­tosto che nel tuo Dio. Le tue emozioni riv­e­lano te. Mosè disse ques­ta stes­sa cosa agli ebrei men­tre vaga­vano nel deser­to. Inseg­nò loro che le dif­fi­coltà del­la vita nel deser­to mis­ero alla pro­va il popo­lo, “per sapere quel­lo che ave­vi nel cuore e se tu avresti osser­va­to o no i suoi [di Dio] coman­da­men­ti” (De 8:2). Quan­do il popo­lo era scon­tento e persi­no arrab­bi­a­to, dice­va più riguar­do a sé stes­so che non del deser­to.

Lo stes­so è vero per la depres­sione: essa dice qual­cosa riguar­do al tuo cuore. Il pun­to è, cosa dice? Questo è ciò a cui devi pen­sare. Con­sid­era alcune tra queste pos­si­bil­ità. Quali cor­rispon­dono ai tuoi sen­ti­men­ti di abbat­ti­men­to?

  • Ho pau­ra”.

di fare la scelta sbagli­a­ta
di fal­lire
di espor­mi
di perdere un mio caro
di essere abban­do­na­to
di non avere il con­trol­lo
di morire
di una malat­tia dis­abil­i­tante
di vedere Dio
di tut­to

  • Sono colpev­ole” o “Mi ver­gog­no”

del mio pec­ca­to
di non essere all’altezza dei miei stan­dard di suc­ces­so invece che di quel­li di Dio
di non essere approva­to da per­sone la cui opin­ione è diven­ta­ta più impor­tante di quel­la di Dio
di vivere come se doves­si pagare Dio per i miei pec­ca­ti quan­do, in ver­ità, il modo con cui pos­so dare glo­ria a Dio è di essere d’accordo sul fat­to che Lui ha già paga­to per tut­to
di una coscien­za che tende a esprimere giudizi in base a dati incom­pleti (per es. assumer­si la respon­s­abil­ità per pec­ca­ti di altri)

  • Ho per­so qual­cosa”. La depres­sione spes­so ti fa sen­tire vuo­to, come se aves­si per­so qual­cosa o qual­cuno. Potrebbe essere un lavoro, salute, giovinez­za, denaro o una per­sona. Ti sen­ti come se una per­sona cara fos­se mor­ta. Ma la depres­sione è più di un lut­to. E’ una pri­vazione che las­cia in pre­da ad una fre­n­e­sia sel­vaggia. Molto prob­a­bil­mente, la cosa per­sa per te era come un dio. Era qual­cosa dove ave­vi ripos­to la tua sper­an­za e la tua fidu­cia.
  • Ho bisog­no di qual­cosa”. La tua depres­sione ti sta dicen­do che hai bisog­no di amore, sig­ni­fi­ca­to, rispet­to o qualche altro deside­rio psi­co­logi­co? A tut­ti noi piac­ciono tali cose quan­do le abbi­amo, ma a volte diven­tano più impor­tan­ti di quan­to dovreb­bero. Hai mai fat­to caso a ciò che suc­cede quan­do i tuoi desideri diven­tano la cosa per te più impor­tante? Si trasfor­mano in neces­sità. Sen­ti che devi real­iz­zarli per pot­er vivere. Ques­ta è bramosia, cupidi­gia. E la cupidi­gia vuole sem­pre di più, non è mai sod­dis­fat­ta, ti fa sen­tire sem­pre vuo­to.
  • SONO ARRABIATO”. Prob­a­bil­mente sai che la depres­sione può far dire “Sono arra­bi­a­to”. Di soli­to siamo arra­bi­ati per­ché non otte­ni­amo ciò che vogliamo da qual­cuno o da Dio stes­so. Questo non vuol dire che si deb­ba nec­es­sari­a­mente rea­gire con pen­sieri omi­ci­di ver­so gli altri o alzare il pug­no a Dio, sebbene potresti far­lo. Cer­ca man­i­fes­tazioni di rab­bia più pacate, come lamen­tar­si, bor­bottare, man­can­za di disponi­bil­ità a per­donare o auto­com­mis­er­azione. Se non riesci a ved­er­le, guar­da anco­ra. Saran­no lì.
  • Devo evitare qual­cosa”. Con­sid­era cosa sarebbe sgrade­v­ole nel non essere più depres­si. Dovresti affrontare qual­cosa che vuoi evitare, come una per­sona, dif­fi­coltà eco­nomiche o respon­s­abil­ità che com­por­ta la pos­si­bil­ità di fal­lire? La neb­bia men­tale e la fat­i­ca fisi­ca del­la depres­sione ti aiu­tano a evitare di pen­sare a una per­sona o even­tu­al­ità par­ti­co­lar­mente prob­lem­at­i­ca.
  • Sono uno sven­tu­ra­to”. Gli esper­ti nel­la cura delle per­sone depresse fan­no subito notare come la depres­sione par­li il lin­guag­gio dell’autovittimismo. “Se nes­sun altro si sen­tirà male per me, lo farò io”. Ciò può essere mor­tale. Sig­nifi­ca che vivi come una vit­ti­ma invece che come qual­cuno a cui è sta­ta man­i­fes­ta­ta infini­ta grazia e mis­eri­cor­dia.
  • Non ho sper­an­za”. Se questo ti suona famil­iare, allo­ra dovresti por­ti un’altra doman­da: “Sper­an­za di cosa”? Sper­an­za di lib­er­ar­ti del­la depres­sione? Forse speri in qual­cosa di trop­po poco.

Noi gioiamo nel­la sper­an­za del­la glo­ria di Dio. E non solo, ma gioiamo anche delle nos­tre sof­feren­ze, per­ché sap­pi­amo che l’afflizione pro­duce pazien­za; la pazien­za espe­rien­za; l’esperienza sper­an­za. E la sper­an­za non delude per­ché l’amore di Dio è sta­to spar­so nei nos­tri cuori medi­ante lo Spir­i­to San­to, che ci è sta­to dato (Ro 5:2–5).

Questo pas­sag­gio del­la Scrit­tura è dif­fi­cile da com­pren­dere, ma una cosa è chiara. L’apostolo Pao­lo, che ha scrit­to ques­ta let­tera, ha subito dolori e sof­feren­ze pro­fonde nel­la sua vita ma, in qualche modo, questo non lo ha abbat­tuto. Il tuo com­pi­to è di provare a immag­inare quale fos­se il suo seg­re­to, che Pao­lo è desideroso di riv­e­lare. Ecco un sug­ger­i­men­to. “Con­sid­er­ate per­ciò colui che ha sop­por­ta­to una sim­i­le ostil­ità con­tro la sua per­sona da parte dei pec­ca­tori, affinché non vi stanchi­ate per­den­dovi d’animo” (Eb 12:3). Pao­lo fis­sa­va gli occhi su Gesù. Quan­do dis­togliamo lo sguar­do da Gesù, il cam­mi­no diven­ta sen­za fine. Sap­pi­amo di non possedere la forza di resisten­za nec­es­saria. Ma quan­do vedi­amo che Gesù—Colui che conosce i cuori—ha per­cor­so questo cam­mi­no pri­ma di noi, allo­ra pos­si­amo aver fidu­cia che lo Spir­i­to è con noi e ci darà la forza di pro­cedere con fede umile e obbe­dien­za. E non è sta­to solo Gesù a per­cor­rere il sen­tiero del­la sper­an­za, pre­gu­s­tan­do le glo­rie che era­no subito dietro la cur­va, appe­na nascoste alla vista. Come ci indi­ca Ebrei 11, il sen­tiero è con­suma­to e popo­la­to di san­ti del pas­sato e del pre­sente. Sebbene le per­sone depresse si sen­tano asso­lu­ta­mente sole, fan­no parte di un’enorme pro­ces­sione diret­ta in par­adiso.

  • Io so che il mio Reden­tore è con me, e aspet­terò umil­mente la Sua lib­er­azione”. Quan­do la fede è prova­ta, come durante la depres­sione, a volte ciò che viene riv­e­la­to è un cuore che con­fi­da nel Sig­nore. Tu hai deciso che seguirai Dio non per­ché Lui ti fa sen­tire bene, ma per­ché Lui è il Sig­nore di tut­to, il Pas­tore amorev­ole, il Padre eter­no. Non c’è nes­sun altro da seguire. Ovvi­a­mente tu non capis­ci cosa ti stia succe­den­do adesso, ma sai che Lui è il tuo Dio che è con te, e questo è abbas­tan­za.

Cosa sta dicen­do la tua depres­sione? Ques­ta è solo una breve lista di alcune delle più comu­ni espres­sioni del cuore. Ce ne sono molte altre. Se anco­ra non riesci a dis­cernere il sig­ni­fi­ca­to del­la tua depres­sione, c’è comunque anco­ra molto da fare. Ascoltare il Van­ge­lo di Cristo, conoscere lo scopo del­la tua vita, e agire in base ad esso è già abbas­tan­za come com­pi­to. Ma con­tin­ua a chieder­ti cosa sta dicen­do la tua depres­sione.

Con­fi­da solo in Dio e ado­ra Lui solo

Men­tre pen­si al sig­ni­fi­ca­to dei tuoi sen­ti­men­ti ti accorg­erai che il sen­tiero, invece che por­tar­ti a una dis­per­azione sem­pre mag­giore, ti con­duce al Dio uno e tri­no. E in par­ti­co­lare ti porterà alla doman­da, “Vivrai per Dio oppure per te stes­so e le cose che adori”? A volte ci vuole un po’ di tem­po per giun­gere a por­ci ques­ta che è la più crit­i­ca delle domande, ma che è comunque sem­pre lì.

Di soli­to, tut­to ciò che devi fare è chieder­ti dei “per­ché” come un bam­bi­no di tre anni.

Non ce la fac­cio ad andare avan­ti”.
“Per­ché”?
“Per­ché sono così stan­co e non ce la fac­cio più a sop­portare il dolore”.
“Per­chè”?
“Per­chè mi sen­to solo”.
“Per­chè”?
“Perchè…non cre­do che Dio sia con me”.
“Per­chè”?
“Perchè…non mi fido di Lui. Mi fido del­la mia inter­pre­tazione dei fat­ti che viene dai miei sen­ti­men­ti”.

I “Per­chè”? dovreb­bero con­dur­ti a Dio. Ti stancherai delle domande già dal­la sec­on­da che ti por­rai, ma con­tin­ua a fartele. Alla fine delle tue domande diGli, “Gesù è il mio Sig­nore, con­fes­so la mia incredulità, e con­fi­do in Te”. Fidu­cia, con­fes­sione del pec­ca­to e seguire Cristo in obbedienza—suona famil­iare? Questi sono i fon­da­men­ti del­la vita spir­i­tuale. Quan­do si va al di sot­to del­la super­fi­cie, sono queste le cose che sono impor­tan­ti per chi­unque. Sco­pri­rai che fun­zio­nano. Se ti sem­bra­no futili, allo­ra sei intor­pid­i­to riguar­do ai seg­reti dell’universo e hai bisog­no di tornare ad ascoltare. Non fidar­ti di quel­lo che ti stan­no dicen­do le tue emozioni riguar­do a quan­to abbi­amo det­to. Pos­sono sem­brare cose sem­pli­ci, ma non sono sem­plicis­tiche. Sono le basi del­la vita stes­sa. Sono le modal­ità pri­marie con le quali rispon­di­amo a Dio.

Con­fes­sa i tuoi pec­ca­ti al tuo Padre Celeste

Fidu­cia in Cristo, con­fes­sione del pec­ca­to, ubbi­dien­za a Colui che ti ama: delle tre, la con­fes­sione dei pec­ca­ti può sem­brare scor­ag­giante sulle prime. Potresti già sen­tir­ti una per­sona cat­ti­va di tuo, e questo ti fa solo sen­tire peg­gio. Ma con­sid­era:

  • Se lo Spir­i­to di Dio ti per­me­t­terà di vedere il pec­ca­to nel­la tua vita, hai delle ottime prove che Lui è tuo Padre e tu sei Suo figlio. Non puoi vedere il tuo pec­ca­to se Dio non te lo riv­ela.
  • Con­fes­sare il pec­ca­to dovrebbe essere una parte nor­male del­la nos­tra rou­tine quo­tid­i­ana, depres­si o no (Mt 6:9–13).
  • Con­fes­sare il pec­ca­to non com­pro­mette la nos­tra relazione con Dio, anzi la miglio­ra. Se abbi­amo con­fida­to in Cristo, il giudizio divi­no sul nos­tro pec­ca­to è cadu­to su Cristo, non su di noi. Con­fes­sare il pec­ca­to ci ricor­da che Cristo ha già affronta­to i nos­tri prob­le­mi più pro­fon­di, e abbi­amo moti­vo per esserne riconoscen­ti.

Ecco la rego­la. Se con­sid­eri ciò che la tua depres­sone ti sta dicen­do e questo ti por­ta sino in fon­do nel­la tua relazione con Cristo, allo­ra non inter­rompere questo viag­gio finché non avrai udi­to qual­cosa di buono. La Paro­la di Dio ci inseg­na sem­pre a ter­minare con Gesù e con parole che rap­p­re­sen­tano buone notizie al nos­tro udi­to atten­to. Per cui non fer­mar­ti a “Che mis­er­abile dere­lit­to che sono”. Puoi anche essere un mis­ero dere­lit­to, ma non puoi met­tere la paro­la fine qui. “Gra­zie siano rese a Dio per mez­zo di Gesù Cristo nos­tro Sig­nore”! (Ro 7:24, 25). Ricor­da che se tu hai pos­to la tua fede in Gesù sei per­do­na­to, adot­ta­to, ama­to e ogget­to di dilet­to. Devi com­in­cia­re a pen­sare nel modo in cui Dio pen­sa, non nel tuo modo di pen­sare. Fai pas­si prati­ci di amore e ubbi­dien­za La lista seguente include un cer­to numero di appli­cazioni di pas­si scrit­turali. L’idea base è quel­la del­la fede che si esprime in azoni.

  1. Pren­di un rac­con­to bib­li­co, leg­gi­lo ogni giorno, e scrivi 25 appli­cazioni pratiche di ques­ta sto­ria (oppure 5, 10, o 50). Questo può sem­brare impos­si­bile, ma una vol­ta super­ate le prime dieci, diven­terà più facile. Non dimen­ti­care, la tua mente tende a vagare, si stan­ca. Sarà dif­fi­cile focal­iz­zarsi su di una sola cosa, ma sarà comunque di aiu­to far­lo.
  2. Scrivi cinque volte i modi in cui sei sta­to benedet­to da un ami­co, e spedis­cili.
  3. Scrivi il tuo moti­vo di vita. Las­cia che sia riv­is­to ed even­tual­mente mod­i­fi­ca­to da altri. Quin­di mem­o­riz­za­lo e vivi­lo.
  4. Diven­ta un esper­to in ciò che Dio dice a quel­li che sof­frono. Pren­di in con­sid­er­azione di iniziare con Ebrei 10–12. I capi­toli dal 10 al 12 di Ebrei ti richia­mano a fede e sper­an­za, quin­di ti indi­cano Gesù. Ma non fer­mar­ti qui. La Scrit­tura ci ind­i­riz­za sem­pre anche ver­so gli altri: fede in Dio e amore per gli altri. In questo caso, dice “Impeg­nat­e­vi a cer­care la pace con tut­ti” (Eb 12:14). Come puoi adop­er­ar­ti per la pace? Chi hai bisog­no di per­donare? O a chi hai neces­sità di chiedere per­dono?
  5. Pren­di appun­ti sul­la pred­i­cazione domeni­cale. Agis­ci in base ad essi.
  6. Ogni giorno dì o scrivi qual­cosa che può essere di incor­ag­gia­men­to per gli altri. Hai una chia­ma­ta. Ci sono per­sone da amare, di cui pren­der­si cura, da aiutare.
  7. Ogni giorno ascol­ta la Paro­la di Dio, musi­ca che ti par­li di Cristo, o ascol­ta un’altra per­sona che abbia sapien­za spir­i­tuale. Sii in gra­do di rias­sumere ciò che hai ascolta­to e par­lane con qual­cuno.
  8. Sii vig­ile riguar­do al mor­morare e al lamen­tar­si. Come il pet­te­golez­zo, sono pec­ca­ti gen­eral­mente ben accettati dal­la nos­tra cul­tura così che non rius­ci­amo a scorg­erne le loro turpi radi­ci. Cosa vogliono dire davvero mor­morii e lagnanze? Riesci a vedere come siano con­tro Dio?
  9. Con­sid­era queste domande. In ques­ta cul­tura, abbi­amo dimen­ti­ca­to i ben­efi­ci derivan­ti dalle dif­fi­coltà? Quali sono i loro pos­si­bili ben­efi­ci? (Sl 119:67, 71; 2 Co 1:8–10; Eb 5:8; Gia­co­mo 1:3)
  10. Chie­di a un pò di per­sone di pre­gare per te e invi­tale a dichiarar­ti la schi­et­ta ver­ità. Quan­do chie­di preghiere, stai chieden­do più del­la sem­plice alle­vi­azione del­la tua depres­sione. Usa ques­ta oppor­tu­nità per fare gran­di preghiere. Tro­va preghiere nelle Scrit­ture e pre­gale anche tu. Ad esem­pio, pre­ga che tu pos­sa conoscere l’amore di Cristo (Ef 3), che tu pos­sa somigliare più a Gesù (Ro 8:29), che tu pos­sa amare gli altri, e che tu pos­sa dis­cernere cosa sig­ni­fichi portare glo­ria a Dio.
  11. Se sei nel dub­bio, dimostra amore agli altri in modo cre­ati­vo.


Pen­sieri finali
La depres­sione è dura. Non ti las­cia se non la com­bat­ti. Ma ci sono buone ragioni per far­lo. I cam­bi­a­men­ti sono garan­ti­ti (Fl 1:6). Sei alla pre­sen­za del “Padre mis­eri­cor­dioso e Dio di ogni con­so­lazione, il quale ci con­so­la in ogni nos­tra afflizione” (2 Co 1:3, 4). Cre­di a ciò? Pen­saci su. Quan­do con­sid­eri che il Padre ha manda­to Suo Figlio—il Suo ama­to uni­co figlio—a morire per noi quan­do erava­mo anco­ra Suoi nemi­ci, non c’è moti­vo di pen­sare che sarà insuf­fi­ciente nel Suo amore e com­pas­sione ora che lo conos­ci­amo come Padre. A volte, comunque, abbi­amo una nos­tra definizione di com­pas­sione. Com­pas­sione che potrebbe sig­nifi­care “rimuo­vere velo­ce­mente l’infelicità”. Devi invece credere che l’amore e la com­pas­sione di Dio sor­pas­sano persi­no la nos­tra immag­i­nazione, fig­uri­amo­ci la nos­tra com­pren­sione. Lui è in gra­do di fare qual­cosa di eccel­so. Vuole irro­rar­ti con la Sua grazia e ren­der­ti sem­pre più sim­i­le a Gesù. Per­ciò non mol­lare. Hai uno scopo. Dio è all’opera. Tu sei un servi­tore del Re, un figli­o­lo che rap­p­re­sen­ta il Padre, e avrai presto il priv­i­le­gio di con­fort­are “quel­li che si trovano in qualunque afflizione medi­ante la con­so­lazione con la quale siamo noi stes­si da Dio con­so­lati” (2 Co 1:4). Il cor­po di Cristo ha bisog­no di te.

Alcune domande fre­quen­ti

Cosa ha aiu­ta­to altra gente? Ad alcune per­sone che sono pas­sate attra­ver­so la depres­sione è sta­to chiesto di com­pletare ques­ta frase: “Ho vis­to cam­bi­a­men­ti nel­la mia espe­rien­za depres­si­va quan­do…”

  1. Ho inizia­to a par­lare a me stes­so piut­tosto che ascoltare me stes­so. Ho inizia­to a ripetere a me stes­so diverse Scrit­ture invece di ascoltare le mie espres­sioni di dis­per­azione.
  2. Ho smes­so di dire, “Non fun­ziona”. Ero sem­pre alla ricer­ca del­la soluzione mag­i­ca. Pre­ga­vo (cer­can­do di scen­dere a pat­ti con Dio), guar­da­vo al mo cuore (per un min­u­to o due), o prova­vo breve­mente qualche altra oper­azione appar­ente­mente spir­i­tuale, e non appe­na vede­vo che non fun­zion­a­va, abban­don­a­vo tut­to. Ora cre­do invece che “fun­ziona”. A lun­go ter­mine, vi è appaga­men­to e persi­no gioia in pic­coli pas­si di fede e obbe­dien­za.
  3. Ho avu­to un ami­co e un pas­tore che rap­p­re­sen­ta­vano davan­ti ai miei occhi un quadro ampio e accu­ra­to del reg­no di Dio. La depres­sione ave­va reso il mio mon­do così pic­co­lo; quan­do ho vis­to che Dio era all’opera, ho inizia­to ad avere sper­an­za.
  4. Mia figlia si ammalò grave­mente. Questo mi costrinse a guardare al di fuori del mio mon­do.
  5. Un’amica non si rasseg­nò ad abban­don­ar­mi: Era sem­pre amorev­ole e mi indi­ca­va la ver­ità, anche quan­do non vole­vo sen­tir par­lare di Gesù
  6. Un’amica mi “las­ciò pren­dere in presti­to” la sua fede. La mia era tal­mente debole, anche se ho sem­pre saputo che lei era fiduciosa nel­la pre­sen­za e nell’amore di Dio per la chiesa e persi­no per me.
  7. Ho per­do­na­to mio padre e l’ho affida­to a Dio.
  8. Mi sono reso con­to che per il 90% era cos­ti­tui­ta dall’orgoglio. Mi sen­ti­vo come se certe cose mi fos­sero dovute dagli altri.
  9. Ho inizia­to a credere che ero in una battaglia e mi son reso con­to che dove­vo com­bat­tere.
  10. Ho vis­to che ero io stes­so a fare delle cose neg­a­tive invece degli altri. Ad esem­pio nutri­vo rab­bia, mi com­mis­er­a­vo con grande maes­tria. Nel mio cuore, face­vo quel­lo che vole­vo.
  11. Ho inizia­to a conoscere la grazia di Dio. Ho com­in­ci­a­to a vedere come il mio riv­oltar­mi nel sen­so di col­pa fos­se più con­seguen­za dell’impossibilità di rag­giun­gere uno sta­to di ret­ti­tu­dine con i miei sforzi, che una man­i­fes­tazione di tris­tez­za sec­on­do Dio.
  12. Una vol­ta che ho capi­to che era una cosa buona rius­cire a vedere i pro­pri peccati—evidenza dell’amore e del­lo Spir­i­to di Dio all’opera nel­la mia vita—ho inizia­to a dire a me stes­so, “Nel dub­bio, pen­ti­ti”.
  13. Ho inizia­to a esam­i­n­ar­mi e a lavo­rare su quelle che cre­de­vo essere le respon­s­abil­ità affi­date­mi da Dio.

 

E riguar­do a cose che alle­viano i sin­to­mi? Assumere anti­de­pres­sivi? Cam­biare la dieta? Procu­rar­si delle luci psichedeliche tipo effet­to arcobaleno? Seguire un pro­gram­ma di eser­cizi? Fare una vacan­za? Può essere che hai già prova­to alcune tra queste soluzioni che a volte pos­sono alle­viare la grav­ità dei sin­to­mi depres­sivi. Van­no provate o no?

In ulti­ma anal­isi, la deci­sione è tua. Solo, fai una scelta accor­ta e sag­gia. Par­lane con qual­cuno. Quali sono i ben­efi­ci e i rischi? Quali le alter­na­tive? Fai delle ricerche.

Ren­di­ti con­to che non ci sono cure mira­colose. Se qual­cosa sem­bra aiutare, dovresti anco­ra con­tin­uare a chieder­ti cosa sta dicen­do la depres­sione, e dovresti anco­ra cer­care di crescere in Cristo. La depres­sione riv­ela anco­ra noi stes­si, non solo la com­po­sizione chim­i­ca del nos­tro cervel­lo. Cos, non pen­sare che il prob­le­ma sia o spir­i­tuale o fisi­co. Pen­sa invece al prob­le­ma come a un’occasione per pot­er val­utare il tuo cuore. Men­tre fai ciò, molto più spes­so di quan­to invece non avven­ga, la tua depres­sione si alleg­gerirà in modo sig­ni­fica­ti­vo. Potrebbe esser­ci un prob­le­ma fisi­co o chim­i­co? Forse. Ma ogni prob­le­ma di qual­si­asi natu­ra e sem­pre un’occasione per un lavoro spir­i­tuale.

Fonte: http://it.gospeltranslations.org/wiki/Parole_di_Speranza_per_Chi_Lotta_Contro_la_Depressione