Tre Principi del Protestantesimo

TRE PRINCIPI DEL PROTESTANTESIMO

di Dr. James E. McGoldrick

Il Cre­do Protes­tante ebbe orig­ine in un tem­po di scan­dali, quan­do il frate Domeni­cano Johann Tet­zel fece la sua apparizione in Ger­ma­nia viag­gian­do di cit­tà in cit­tà venden­do ai fedeli i cer­ti­fi­cati di indul­gen­za. Era l’autunno del 1517. Tet­zel, promet­ten­do al suo pub­bli­co la remis­sione dei pec­ca­ti e quel­li dei loro defun­ti in pur­ga­to­rio, induce­va le per­sone devote a met­tere da parte i loro rispar­mi e ad accor­rere a lui per com­per­are i doc­u­men­ti in ven­di­ta. Così facen­do essi cre­de­vano di adem­piere ad un dovere di car­ità cris­tiana: i loro cari defun­ti sareb­bero sta­ti soll­e­vati dalle pene del pur­ga­to­rio ed ammes­si diret­ta­mente in par­adiso. Tet­zel face­va credere alle per­sone che avreb­bero potu­to ottenere il per­dono sem­plice­mente ver­san­do il loro denaro nel­la sue casse e riceven­do in cam­bio le carte che egli offri­va e, per pub­bli­ciz­zare le ven­dite, sol­e­va recitare una filas­troc­ca che suon­a­va all’incirca: So bald der Pfen­nig im Kas­ten klingt, die Selle aus dem Fegeuer springt! (‘Appe­na la mon­e­ta nel­la cas­set­ta rim­balza, l’anima dal pur­ga­to­rio, svelta, si innalza’.) La gente accor­re­va da ogni dove, con il deside­rio di lib­er­are le ani­me dei pro­pri con­giun­ti dalle fiamme del­la punizione.

Il pur­ga­to­rio, nell’insegnamento del­la chiesa medievale, veni­va descrit­to come un luo­go di punizione tem­po­ranea dei pec­ca­ti, la dura­ta del­la per­ma­nen­za in questo pos­to era deter­mi­na­ta dal numero e dal­la grav­ità dei mis­fat­ti commes­si in vita, e solo quan­do un’anima fos­se sta­ta pur­ga­ta pien­amente, sarebbe poi sta­ta lib­er­a­ta per accedere al par­adiso.

Notizie sull’attività di Tet­zel arrivarono in breve all’università di Wit­ten­berg dove il dot­tor. Mar­tin Lutero, pro­fes­sore di teolo­gia, le app­rese con dolore e, anziché mostrar­si sper­an­zoso come le per­sone in pos­ses­so dei famosi cer­ti­fi­cati ven­du­ti da Tet­zel, si infu­riò. Lutero si scagliò con­tro l’intera fac­cen­da e la denun­ciò definen­dola uno scan­da­lo di riso­nan­za enorme e dichiaran­do che la chiesa dove­va essere sal­va­ta dall’infame traf­fi­co delle indul­gen­ze. Lutero si recò davan­ti alla por­ta del­la chiesa del castel­lo di Wit­ten­berg, un foglio in una mano, un martel­lo nell’altra, ed aff­isse su quel­la por­ta una lista di 95 proteste con­tro la ven­di­ta delle indul­gen­ze. Da allo­ra com­in­ciò a spie­gare ai fedeli sot­to­posti alla sua cura pas­torale che era­no sta­ti crudel­mente ingan­nati e che i cer­ti­fi­cati che gli era­no sta­ti ven­du­ti non promet­te­vano la remis­sione dei pec­ca­ti e non assi­cu­ra­vano la salvez­za né a loro né ai loro defun­ti. Ai poveri con­ta­di­ni igno­ran­ti e ai cit­ta­di­ni comu­ni che non sape­vano leg­gere il lati­no in cui era­no redat­ti, Tet­zel ave­va fat­to credere, approf­ittan­dosi del­la loro igno­ran­za, che avreb­bero ottenu­to dei ben­efi­ci che in ver­ità nem­meno era­no men­zionati nei doc­u­men­ti stes­si.

Sec­on­do l’insegnamento del­la Chiesa Romana essa ha in cus­to­dia un Tesoro di Mer­i­ti accu­mu­lati da gran­di san­ti che aven­do com­pi­u­to in sovrab­bon­dan­za opere buone nec­es­sarie per la loro salvez­za, han­no accu­mu­la­to in questo modo dei “mer­i­ti” da cui la Chiesa può dis­porre per dis­pen­sarne a chi non ne ha accu­mu­lati a suf­fi­cien­za e l’indulgenza diven­tò un mez­zo tramite cui i pec­ca­tori bisog­nosi pote­vano attin­gere “mer­i­ti” da questo tesoro. Nel 1460, papa Sis­to IV ave­va dichiara­to che i ben­efi­ci guadag­nati con le indul­gen­ze pote­vano essere trasfer­i­ti ai cre­den­ti defun­ti che si trova­vano in pur­ga­to­rio.

Lutero, forte­mente indig­na­to con­testò la ven­di­ta delle indul­gen­ze e chiese che l’intera mate­ria fos­se dis­cus­sa dai dot­tori dell’ Uni­ver­sità. Invitò i col­leghi acca­d­e­mi­ci ad un dibat­ti­to pub­bli­co sulle “95 tesi”o obiezioni da lui soll­e­vate con­tro le ven­dite delle indul­gen­ze, lan­cian­do così una protes­ta che attrasse sosten­i­tori e in breve tem­po col­oro che vi aderirono diven­nero noti come “Protes­tanti”.
Il ter­mine ‘Protes­tante’ è defini­to dai dizionari come “quel mem­bro di quelle chiese Cris­tiane che si sono scisse dal­la chiesa Romana dal 16mo sec­o­lo tali i Bat­tisti, Pres­bi­te­ri­ani, Metodisti e molte altre chiese”, ovvero “colui che protes­ta”.

Era il 31 Otto­bre 1517 quan­do Mar­tin Lutero aff­isse le tesi sul­la por­ta del­la chiesa del castel­lo, egli protestò con­tro gli abusi e le cor­ruzioni legate alla ven­di­ta di indul­gen­ze e mise in dis­cus­sione la rego­la sec­on­do la quale il per­dono dei pec­ca­ti avviene attra­ver­so “il pen­ti­men­to, la con­fes­sione e l’offerta”. All’epoca la chiesa inseg­na­va anche che il per­dono si ottiene attra­ver­so il sacra­men­to del­la pen­iten­za quan­do un prete, rap­p­re­sen­tante di Gesù Cristo, assolve quel pec­ca­tore che a lui avesse con­fes­sato i pro­pri pec­ca­ti, si fos­se pen­ti­to e ver­sato un’offerta in denaro. Lutero ebbe il cor­ag­gio di oppor­si aper­ta­mente alle indul­gen­ze e alla cre­den­za che il per­dono potesse avvenire tramite queste o tramite il pen­ti­men­to, la con­fes­sione e l’offerta. Nel­la 32ma delle “95 Tesi” egli scrisse: “Col­oro che cre­dono di pot­er essere cer­ti del­la pro­pria salvez­za per­ché in pos­ses­so di let­tere di indul­gen­za saran­no eter­na­mente dan­nati insieme ai loro insegnanti”(1). Con questo dram­mat­i­ca pre­sa di posizione Lutero iniz­iò un ten­ta­ti­vo di rifor­ma del­la chiesa allo scopo di ripor­tar­la all’insegnamento bib­li­co del­la salvez­za e di ripristinare la purez­za del Nuo­vo Tes­ta­men­to.

L’intento di Lutero non era cer­ta­mente quel­lo di diventare il fonda­tore di una chiesa protes­tante sep­a­ra­ta. Anzi, a quel pun­to, Lutero era con­vin­to del fat­to che il papa avrebbe addirit­tura apprez­za­to che uno dei suoi frati si era adop­er­a­to per difend­ere la chiesa da uno scan­daloso abu­so. Purtrop­po non era anco­ra al cor­rente che pro­prio Papa Leone X e l’arcivescovo di Mainz Albrecht ave­vano escog­i­ta­to la ven­di­ta delle indul­gen­ze e nom­i­na­to Tet­zel loro emis­sario. Al con­trario, anziché esser­gli riconoscente, Leone X, fu enorme­mente irri­ta­to dal­la sua azione.

La protes­ta di Lutero non ave­va valen­za intera­mente neg­a­ti­va così come il ter­mine “Protes­tante” non è un ter­mine neg­a­ti­vo, esso deri­va dal­la prepo­sizione Lati­na pro, che sig­nifi­ca a favore e dall’ infini­to testare = tes­ti­mo­ni­are, un Protes­tante è per­ciò uno che tes­ti­mo­nia a favore, un Protes­tante tes­ti­mo­nia a favore di Gesù Cristo e del­la Paro­la di Dio. Il Protes­tantes­i­mo non è sem­plice­mente il protestare con­tro la cor­ruzione del clero e i fal­si inseg­na­men­ti; è la riscop­er­ta del­la fede bib­li­ca e del­la Cris­tian­ità del Nuo­vo Tes­ta­men­to, con un’enfasi pos­i­ti­va sulle dot­trine del­la Scrit­tura, del­la Grazia e del­la Fede.

Espres­so nell’elegante Lati­no del 16 mo sec­o­lo, il Protes­tantes­i­mo procla­ma : Sola Scrip­tura, sola Gra­tia e sola Fide. Questi sono tre prin­cipi del Protes­tantes­i­mo.

SOLA SCRIPTURA

I Protes­tanti cre­dono let­teral­mente che la Bib­bia sia la Paro­la di Dio, così come l’apostolo Pao­lo inseg­na­va che l’intera Scrit­tura è ispi­ra­ta da Dio, è un sicuro mez­zo di salvez­za e che attra­ver­so la Paro­la scrit­ta il cre­dente diven­ta “vera­mente prepara­to ad oper­are in bene” (II Tim 3.17 ) .
I Protes­tanti attribuis­cono alla Bib­bia esat­ta­mente la stes­sa autorità che Gesù le attribui­va ai Suoi tem­pi quan­do procla­ma­va:
Non pen­sate che io sia venu­to per abolire la Legge dei Pro­feti; non sono venu­to per abolir­la ma ben­sì a com­ple­tar­la , in ver­ità vi dico, fino che il cielo e la ter­ra dur­eran­no, nes­suna let­tera e nem­meno il più min­u­to colpo di pen­na scom­par­irà dal­la Legge pri­ma che tut­to sarà com­pi­u­to (Matt.5.18 ).

Pro­prio per­ché fedele a Gesù riguar­do all’autorità del­la Bib­bia, il Protes­tantes­i­mo rifi­u­ta l’ autorità dell’umana tradizione, quan­do Gesù ingag­giò i Fari­sei in dibat­ti­to rispose loro:” Voi annul­late la Paro­la di Dio in nome delle vostre tradizioni “ (Matt.15.6). Gesù con­trad­dice­va spes­so le tradizioni degli uomi­ni ma sostene­va, osser­va­va e difend­e­va la Legge. Nel ser­mone sul­la Mon­tagna, Egli mise in risalto la ten­den­za degli Ebrei a seguire le tradizioni rab­biniche e disse: “Voi conoscete ciò che fu det­to alla la gente molto tem­po fa…ma io vi dico—“ (Matt.5.21–22).

Così Gesù con­trad­dice­va l’ inseg­na­men­to tradizionale dei rab­bi­ni che ave­vano dis­tor­to la Paro­la di Dio attra­ver­so false inter­pre­tazioni, e per­ciò disse : “Dimen­ti­cate quan­to i rab­bi­ni vi han­no det­to ed ascoltate me per­ché la mia paro­la è la Paro­la di Dio”. Se con­fronta­ta con le Scrit­ture del Vec­chio Tes­ta­men­to la paro­la di Gesù è davvero la Paro­la di Dio.

Lutero con­tes­ta­va la ven­di­ta delle indul­gen­ze ed altre super­stizioni del­la chiesa medievale, ave­va capi­to che esse non ave­vano alcun fon­da­men­to sulle Scrit­ture e, a segui­to di ciò, diven­tò la figu­ra cen­trale di un’intensa e pro­l­un­ga­ta con­tro­ver­sia. Il papa e l’Imperatore lo con­trastarono con forza ed ordi­narono altresì al principe di Ger­ma­nia di pren­dere mis­ure con­tro di lui , gli fu inti­ma­to di pre­sen­tar­si a Roma per rispon­dere alle accuse for­mu­late nei suoi con­fron­ti. Nonos­tante tut­to ciò qual­cuno si erse a suo pro­tet­tore, era Fed­eri­co il Sag­gio, principe di Sas­so­nia. Fed­eri­co con­testò il fat­to che Lutero non avrebbe mai potu­to ottenere un proces­so equo a Roma e per­tan­to, se dove­va esser­ci un proces­so, questo dove­va svol­ger­si in Ger­ma­nia.

Dopo adeguati prepar­a­tivi, nell’aprile 1521, L’Imperatore del Sacro Romano Impero Car­lo V si recò alla cit­tad­i­na di Worms ove ave­va con­vo­ca­to il Con­siglio del suo impero.

E fu pro­prio qui, a Worms, che si riu­nirono vescovi, arcivescovi, prin­cipi dell’impero, rap­p­re­sen­tan­ti delle Feis­taedte (le cit­tà autonome) . Ele­va­to sopra tut­ti sede­va Car­lo V, re di Spagna e Imper­a­tore del Sacro Romano Impero.

Di fronte a tale impo­nente assem­blea veni­va con­dot­to il modesto Agos­tini­ano Mar­tin Lutero nel suo umile saio da frate; fu fat­to avan­zare davan­ti un tavo­lo sul quale giace­vano le tesi ed i trat­tati che egli stes­so ave­va scrit­to e pub­bli­ca­to. Johann von Eck, seg­re­tario dell’arcivescovo di Tri­er, nel­la sua qual­ità di inquisi­tore, chiese a Lutero se riconosce­va gli scrit­ti come suoi, alla sua rispos­ta affer­ma­ti­va Eck domandò allo­ra al teol­o­go se volesse ritrattare le “ ere­sie” che ave­va pub­bli­ca­to. Cosciente dell’importanza del­la sua posizione , Lutero chiese tem­po per for­mu­la­re una rispos­ta defin­i­ti­va. Car­lo V gli con­cesse 24 ore ed il giorno seguente Lutero ricom­parve davan­ti al Con­siglio con una tesi che alterò il cor­so del­la sto­ria e cam­biò la chiesa per sem­pre. Il mon­do e la chiesa non sono sta­ti più gli stes­si dopo che Lutero pro­nun­ciò la sua arringa piena di pathos.

Un pic­co­lo frate e teol­o­go sconosci­u­to, indife­so, povero e dis­ar­ma­to di fronte ai reg­nan­ti del­la Ger­ma­nia , disse:

Dato che la Vos­tra ser­e­na Maestà e le autorità atten­dono una rispos­ta io la darò in modo sem­plice, sen­za acre­dine: A meno che io sia con­vin­to dal­la tes­ti­mo­ni­an­za del­la Scrit­tura o da chiare ragioni (io non cre­do né al papa né ai con­cili essendo noto che essi han­no spes­so erra­to e si sono anche con­trad­det­ti tra di loro) io mi baso sulle scrit­ture che ho cita­to e la mia coscien­za è pri­gion­iera del­la Paro­la di Dio. Io non pos­so e non ritrat­terò nul­la per­ché non è gius­to e non è sag­gio andare con­tro la pro­pria coscien­za. (2)

Lutero dove­va essere pien­amente cosciente che sta­va rischi­an­do la vita per Gesù Cristo e questo sicu­ra­mente lo impau­ri­va; altri, che ave­vano pre­so sim­ili risolute posizioni pri­ma di lui, era­no sta­ti mes­si al rogo come ereti­ci. Il rifor­ma­tore boe­mo John Hus, per esem­pio, era sta­to bru­ci­a­to un sec­o­lo pri­ma per ordine del Con­cilio di Costan­za e, tra i cri­m­i­ni per i quali era sta­to con­dan­na­to, vi era pro­prio la protes­ta con­tro la ven­di­ta delle indul­gen­ze!.

Affrontan­do quel tri­bunale, Lutero sape­va che la sua vita era in serio peri­co­lo se l’ Imper­a­tore non avesse man­tenu­to la promes­sa di per­me­t­ter­gli di viag­gia­re indenne avan­ti e indi­etro da Worms; for­tu­nata­mente per lui la paro­la fu man­tenu­ta e al frate fu per­me­s­so di andarsene tran­quil­la­mente dal­la cit­tad­i­na. Da quel momen­to in poi la Chiesa com­in­ciò a con­sid­er­ar­lo un ereti­co e l’Imperatore lo denun­ciò quale fuo­ri­legge. Nonos­tante tut­to ciò Lutero ave­va soll­e­va­to un argo­men­to che era des­ti­na­to ad avere grande segui­to nel cor­so dei sec­oli: il prin­ci­pio del­la “sola Scrip­tura”. Col­oro che cre­dono, nel­lo stes­so modo che lui fece, anco­ra si atten­gono alla sola Scrit­tura e le loro coscien­ze sono “Pri­gion­iere del­la Paro­la Di Dio”.

Non appe­na Lutero ebbe for­mu­la­to la sua protes­ta ed inizia­to la rifor­ma del­la chiesa in Ger­ma­nia, altri, in vari luoghi del­la Cris­tian­ità, iniziarono a leg­gere la Bib­bia e vi sco­prirono ver­ità che era­no state oscu­rate da sec­oli di tradizioni eccle­si­as­tiche. Nelle mon­tagne del­la Svizzera Gio­van­ni Calvi­no emerse come capo del­la rifor­ma egli, come Lutero, diven­tò un con­vin­to stu­dioso del­la Bib­bia e, anche per lui, la Scrit­tura divenne la supre­ma autorità. Par­lan­do del libro sacro disse : “I pro­feti non parla­vano per sug­ges­tione pro­prie, ma era­no mezzi del­lo Spir­i­to San­to atti a trasmet­tere solo ciò che era sta­to ordi­na­to dai cieli”. (3)

I protes­tanti Svizzeri, sim­il­mente ai loro fratel­li tedeschi, era­no veri protes­tanti in quan­to esigevano che ogni mate­ria, iner­ente la chiesa, dove­va essere prova­ta alla luce dell’autorità del­la sola Scrip­tura, anch’essi non ave­vano fidu­cia nel Papa e nei Con­cili poiché le loro coscien­ze era­no sot­tomesse alla Paro­la di Dio.

Il vero Protes­tantes­i­mo di ogni dove affer­ma che la Bib­bia, e solo ques­ta , è l’autorità su cui si fon­da la fede e la prat­i­ca Cris­tiane per­ché su di essa basa­vano la fede i nos­tri padri, ques­ta è la fede “che una vol­ta fu riv­e­la­ta ai san­ti” (3)
Tra le affer­mazioni di fidu­cia nel­la ver­ità ed infal­li­bil­ità delle Scrit­ture , la Con­fes­sione di Fede del New Hamp­shire è solenne ed inequiv­o­ca­bile, l’articolo 1 del cre­do Bat­tista dichiara:

Noi cre­di­amo che la Sacra Bib­bia fu scrit­ta da uomi­ni ispi­rati da Dio ed è un per­fet­to tesoro di istruzioni celesti che ha Dio come Autore, salvez­za nel suo fine e ver­ità, sen­za pos­si­bil­ità di errore nel Suo con­tenu­to; che riv­ela i prin­cipi con i quali Dio ci giu­dicherà; e per­tan­to è, e rimar­rà fino alla fine del mon­do, il vero per­no del­la Cris­tian­ità ed il metro ulti­mo con il quale le azioni umane, le dot­trine e gli inten­ti saran­no giu­di­cati.

Tut­ti i veri Protes­tanti saran­no per­fet­ta­mente d’accordo con la potente affer­mazioni del­la sola Scrip­tura essendo ques­ta l’indispensabile fon­da­men­to del­la fede Cris­tiana.. Se la chiesa del ven­tunes­i­mo sec­o­lo non è fedele nel procla­mare sola Scrip­tura, è giun­to il tem­po per una nuo­va protes­ta, una protes­ta con­tro le incli­nazioni ter­rene per procla­mare la Paro­la di Dio.

SOLA GRATIA

Sal­da­mente anco­ra­to alle Scrit­ture, il Protes­tantes­i­mo asserisce che un pec­ca­tore non ha sper­an­za di salvez­za, mal­gra­do ogni sfor­zo ed inizia­ti­va intrapre­sa , i Protes­tanti san­no che la Bib­bia dice chiara­mente: “E’ per grazia che siete sta­ti sal­vati, attra­ver­so la fede- e non per le vostre azioni, è un dono di Dio- non rice­vu­to per opere, così , nes­suno può van­tarsene ( Let­tera agli Efesi­ni 2.8–9” per­tan­to il Protes­tantes­i­mo nega tut­ti gli sche­mi di salvez­za che attribuis­cono ad opere umane e pratiche reli­giose il potere di guadag­nar­si il per­dono e la vita eter­na, inseg­na altresì che la salvez­za proviene dal­la pura ed immer­i­ta­ta mis­eri­cor­dia di Dio, solo tramite la grazia. Sola Gra­tia è la base del­la fede dei Protes­tanti, essi san­no che l’uomo da solo non può e non desidera com­piacere Dio e ottenere la salvez­za, Lutero descrisse lo sta­to dell’uomo pec­ca­tore come De Ser­vo Arbi­trio (Bondage of the Will) (4).

L’ uomo, nel­la sua stoltez­za, crede di essere libero ma è invece pri­gion­iero del pec­ca­to e di Satana. Gesù disse : “Ogni pec­ca­tore è schi­a­vo del pec­ca­to” ( Gio­van­ni 8.34 ). L’ uomo possiede una sor­ta di lib­ertà , egli è libero sì di agire a suo piacere ma gli piace pec­ca­re, ed il deside­rio di pec­ca­re lo con­duce sem­pre più nel pec­ca­to e più lon­tano da Dio, viven­do in pec­ca­to, aman­do il pec­ca­to e moren­do in pec­ca­to se non fos­se per la grazia di Dio. Il legame con il pec­ca­to è così forte che l’uomo non si accorge nem­meno di essere schi­a­vo. Lutero riflet­té sopra ques­ta trag­i­ca con­dizione di cadu­ta e la descrisse così:

Io cre­do che non pos­so arrivare a credere in Cristo o avvic­i­n­ar­mi a lui per mia forza e volon­tà ma lo Spir­i­to San­to attra­ver­so il Van­gelo­mi ha chiam­a­to, illu­mi­na­to con i Suoi doni , san­tifi­ca­to e sal­va­to nel­la vera fede nel­lo stes­so modo come egli chia­ma, unisce, illu­mi­na e san­tifi­ca l’ intera Chiesa Cris­tiana sul­la Ter­ra, e la con­ser­va in unità con Gesù Cristo, nel­la vera fede….. (5)

Questo è il Van­ge­lo del­la sola grazia, questo è l’ inseg­na­men­to che, per pec­ca­tori sen­za aiu­to e sen­za sper­an­za , ver­so i quali non ha obbli­go alcuno, Dio ha avu­to pietà ed ha dis­pen­sato gra­tuita­mente il Suo favore. In tal modo pec­ca­tori immeritevoli, che non han­no guadag­na­to altro che il neg­a­ti­vo giudizio di Dio, han­no l’inestimabile priv­i­le­gio di goderne la benig­nità per­ché Egli, gra­zie all’immensa bon­tà del Suo cuore, ha scel­to di essere benig­no con col­oro che meritereb­bero solo il Suo giudizio.

Il vero Protes­tantes­i­mo attinge la dot­t­ri­na del­la salvez­za diret­ta­mente dal­la Bib­bia e per­ciò affer­ma che la salvez­za è l’immeritato e gra­tu­ito dono di Dio, è “la grazia di Dio che con­duce alla salvez­za” (Tit. 2.11 ) e per questo il vero Protes­tantes­i­mo annun­cia sola gra­tia a tut­to il mon­do. Ciò che l’ uomo non è capace di fare per se stes­so, Dio lo ha fat­to per lui lib­era­mente nel­la grazia in Gesù Cristo. Per­tan­to, se la chiesa del ven­tes­i­mo e ven­tunes­i­mo sec­o­lo ha trascu­ra­to di procla­mare il van­ge­lo di sola grazia, è giun­to il momen­to per un’ altra protes­ta, i Protes­tanti, ora, come già nel sedices­i­mo sec­o­lo, devono insis­tere che dis­pute in mate­ria di salvez­za van­no risolte appel­lan­dosi esclu­si­va­mente alle Scrit­ture dalle quali si evince con chiarez­za che ques­ta è un dono di Dio, non un pre­mio per il com­por­ta­men­to umano.

SOLA FIDE

Il Protes­tantes­i­mo affer­ma che le sole vie di salvez­za sono l’ autorità del­la Bib­bia e la grazia che ne deri­va, ma res­ta una doman­da inso­lu­ta, quan­ti ricev­er­an­no la salvez­za?, ovvero, quante per­sone sono in grazia di Dio? Ques­ta è la doman­da che osses­sion­a­va Lutero e lo con­dusse sull’orlo del­la dis­per­azione.

Lutero non diven­tò frate di sua volon­tà, quan­do anco­ra gio­vane sta­va stu­dian­do per diventare avvo­ca­to, durante un viag­gio nel mez­zo di una fores­ta in Ger­ma­nia, fu colto da un tremen­do tem­po­rale con tuoni minac­ciosi e ful­mi­ni che scop­pi­a­vano tra gli alberi, il gio­vane temé di pot­er essere col­pi­to in ogni momen­to e nel­lo scon­for­to pregò, ma non si riv­olse a Dio, implorò l aiu­to di Sant’ Anna, la patrona dei mina­tori. Il padre di Lutero era sta­to mina­tore, e pro­prio attra­ver­so gli inseg­na­men­ti rice­vu­ti nell’infanzia fu por­ta­to a cer­care l’intercessione del­la san­ta pres­so Dio e le promise di diventare frate se avesse avu­to sal­va la vita. Sopravvis­su­to alla bufera e fedele al suo voto entrò nel monas­tero Agos­tini­ano di Erfurt, e qui, divenu­to prete, durante la sua per­ma­nen­za in con­ven­to si prodigò alle respon­s­abil­ità del­la vita in comune con stra­or­di­nario vig­ore, trascorse not­ti inson­ni e affron­tò peri­o­di di digiuno. Ogni giorno con­fes­sa­va i suoi pec­ca­ti ten­tan­do di ottenere una gius­ta posizione davan­ti a Dio.

Padre Johann Staupitz, suo supe­ri­ore, sco­prì in fret­ta che il nuo­vo frate era un uomo con una coscien­za par­ti­co­lar­mente sen­si­bile, Lutero era oppres­so dal peso dei pec­ca­ti e dal­la col­pa di non con­fes­sar­li abbas­tan­za fre­quente­mente. Un giorno Staupitz gli disse di uscire dal con­fes­sion­ale e di ritornare sola­mente quan­do avesse avu­to davvero pec­ca­ti da con­fes­sare. Lutero rovis­ta­va la sua coscien­za sforzan­dosi di alleg­gerir­si dell’orribile peso di col­pa e ver­gogna che lo opprime­va, ma si rese presto con­to che la con­fes­sione ad un prete non por­ta­va nes­sun sol­lie­vo.

Sebbene la chiesa medio­e­vale incor­ag­giasse la gente ad adottare il monach­es­i­mo come migliore via per accat­ti­var­si il favore di Dio, l’ espe­rien­za monas­ti­ca di Lutero non lo aiutò a amare quel Dio. Lutero di fat­to ammise che, al con­trario, la dis­tan­za tra lui ed il suo Cre­atore aumen­ta­va pro­prio quan­do svol­ge­va con dili­gen­za i suoi doveri monas­ti­ci. E det­to a modo suo: “ io …..ero in tor­men­to per­petuo”. (6)

Gli stu­di in monas­tero, all’ uni­ver­sità e le nozioni app­rese nel­la sua fan­ci­ullez­za lo ave­vano por­ta­to a con­sid­er­are Dio come un giu­dice crudele, ed era di fat­to ter­ri­fi­ca­to all’ idea di non potere rien­trare tra i Suoi prescelti. Con­fessò i suoi dub­bi a padre Staupitz ed il sag­gio con­sigliere lo esortò a smet­tere di vivere nel tim­o­re dell’ira dvina, ma a com­in­cia­re a med­itare sull’amore e mis­eri­cor­dia di Dio, a guardare le ferite di Cristo e a credere che Cristo era sta­to cro­ci­fis­so per lui. Così facen­do il dis­ori­en­ta­to frate avrebbe trova­to la certez­za dell’amore e del­la elezione div­ina. Lutero prese questi sug­ger­i­men­ti a cuore ma i dub­bi con­tin­u­a­vano ad assalir­lo, non pote­va toglier­si dal­la mente l’ immag­ine di Dio come di un giu­dice ira­to.

Lo stu­dio del­la Bib­bia face­va parte delle respon­s­abil­ità di Lutero come prete e teol­o­go, ma ques­ta devozione parve accen­tu­are il suo sen­so di vuo­to inte­ri­ore. Al momen­to del­la scop­er­ta dell’ enfasi che la Scrit­tura pone sul­la per­fezione di Dio, Lutero capì che la per­fet­ta gius­tizia di Dio richiede­va una cor­rispon­dente per­fezione negli uomi­ni e, pur provan­do con tutte le forze, Lutero capì che era umana­mente impos­si­bile rag­giun­gere la per­fezione che il suo Cre­atore richiede­va. Il povero frate con­tin­uò ad affon­dare nel­la con­fu­sione men­tale e spir­i­tuale capen­do di non essere in gra­do di sod­dis­fare i pre­cetti divi­ni e di non pot­er placare l’ira di Dio con­tro cui ave­va pec­ca­to. Il Dio per­fet­to che Lutero ave­va incon­tra­to nelle Scrit­ture rimane­va, a suo pen­sare, il giu­dice accusatore le cui leg­gi egli sta­va trasgre­den­do di con­tin­uo. (7)

All’ Uni­ver­sità del Wit­ten­berg Mar­tin Lutero ave­va l’incarico di tenere delle lezioni su alcune par­ti del­la Bib­bia e nel 1515, due anni pri­ma dell’ aff­is­sione delle 95 Tesi, iniz­iò una serie di lezioni sul­la Let­tera di Pao­lo ai Romani. In questo bel trat­ta­to di Pao­lo, al capi­to­lo 1, ver­set­ti 16 e 17 Lutero sco­prì l’ essen­za del Van­ge­lo:

Io non mi ver­gog­no del van­ge­lo per­ché esso è la poten­za di Dio per la salvez­za di chi­unque crede; pri­ma per gli Ebrei, poi per i Gen­tili, poiché nel van­ge­lo la per­fezione di Dio è riv­e­la­ta, una per­fezione che viene attra­ver­so la fede dall’ inizio alla fine, pro­prio come è scrit­to : “Colui che è gius­to attra­ver­so la fede vivrà” (8)

La per­fezione di cui Lutero ave­va un dis­per­a­to bisog­no ma a cui era inca­pace di giun­gere la tro­vò riv­e­la­ta nel van­ge­lo di Cristo, sco­prì che è una per­fezione che proviene da Dio!, La per­fezione che Dio richiede è una per­fezione che Dio stes­so ci dona attra­ver­so la fede nel Suo Figlio, ques­ta è l’ essen­za del­la fede Cris­tiana – il pec­ca­tore è gius­ti­fi­ca­to, pun­to! È gius­ti­fi­ca­to agli occhi di Dio sola fide, per mez­zo del­la sola fede.

Il Protes­tantes­i­mo dunque pro­fes­sa il van­ge­lo di sola fide , attra­ver­so la fede: un incom­pa­ra­bile prezioso dono di Dio che Egli , sec­on­do il Suo giudizio, dona a per­sone da Lui scelte, il pec­ca­tore può sco­prire che le promesse di per­dono e di vita eter­na che si trovano nel van­ge­lo sono des­ti­nate e ris­er­vate pro­prio a lui, il pec­ca­tore com­in­cia a credere che Cristo fu cro­ci­fis­so per lui e che pagò l’ intero prez­zo dei suoi pec­ca­ti. Attra­ver­so la fede, i pec­ca­tori cre­den­ti san­no che il sangue di Cristo ha can­cel­la­to le loro colpe e che pos­sono pre­sen­tar­si davan­ti a Dio come per­sone pure, giuste e san­tifi­cate poiché la per­fezione, la gius­tizia e la san­tità di Cristo è sta­ta trasferi­ta in loro. Si diven­ta giusti davan­ti Dio sola fide, sola­mente per mez­zo del­la fede.

Quan­do Lutero sco­prì la gius­ti­fi­cazione tramite la sola fede esclamò:
Mi sono sen­ti­to come nato di nuo­vo e di essere entra­to in par­adiso attra­ver­so can­cel­li spalan­cati, ed qui mi si è aper­to un aspet­to com­ple­ta­mente nuo­vo del­la Scrit­tura. (9)

Sì, un mira­co­lo era avvenu­to nel cuore e nell’ ani­ma di Mar­tin Lutero pro­prio men­tre stu­di­a­va La Paro­la di Dio, lo Spir­i­to di Dio gli donò vita spir­i­tuale, lo rigen­erò, e gli dette la fede per credere e per com­pren­dere che la per­fezione da lui dis­per­ata­mente cer­ca­ta gli era sta­ta con­ces­sa dal Figlio di Dio. Il Protes­tantes­i­mo affer­ma che la fede, solo la fede, gius­ti­fi­ca i pec­ca­tori e li rende giusti davan­ti a Dio.
Il Cat­e­chis­mo di Hei­del­berg, è uno dei più impor­tan­ti trat­tati del­la rifor­ma Cris­tiana e la sua definizione di salvez­za nelle fede è decisa­mente appro­pri­a­ta:

Vera fede non è solo l’ affer­mazione che io pren­do per ver­ità tut­to ciò che Dio ci ha riv­e­la­to con la Sua Paro­la, ma anche la certez­za che lo Spir­i­to San­to opera nel mio cuore tramite il van­ge­lo, e che non solo agli altri, ma anche a me la remis­sione dei pec­ca­ti l’eterna gius­ti­fi­cazione e la salvez­za sono lib­era­mente donate da Dio, sem­plice­mente per grazia, solo nel nome e per i mer­i­ti di Gesù Cristo. (10)

Ecco! Il pec­ca­tore, sen­za mer­i­to alcuno, pre­sen­ta a Dio gli imma­co­lati mer­i­ti di Gesù Cristo che è la supre­ma mis­eri­cor­dia in cielo che scende per tut­ti col­oro che non potreb­bero mai accedere a Dio, Come Gesù disse “Il Figlio dell’uomo è venu­to a cer­care ed a sal­vare ciò che era per­du­to” ( Luca 19.10) Egli venne a cer­care uomi­ni che per loro natu­ra non Lo avreb­bero mai cer­ca­to , Egli amò così tan­to i pec­ca­tori per­du­ti che li inseguì nel­la loro fuga da Dio, li rag­giunse nel­la cor­sa e toc­can­doli con la Sua grazia ne invertì il per­cor­so diri­gen­doli ver­so il par­adiso. Pao­lo descrisse mag­nifi­ca­mente ques­ta salvez­za: Quan­do la bon­tà di Dio nos­tro sal­va­tore e il suo amore per gli uomi­ni sono sta­ti man­i­fes­ta­ti egli ci ha sal­va­to non per opere giuste da noi com­piute, ma per la Sua mis­eri­cor­dia purif­i­can­do­ci in rinasci­ta e rin­no­va­men­to per mez­zo del­lo Spir­i­to San­to” (Tito 3.4–5).

Mar­tin Lutero sape­va che ave­va rice­vu­to il prezioso dono di Dio, la fede gius­ti­fi­ca­trice in Cristo. E noi , riflet­ten­do sui tre prin­cipi del Protes­tantes­i­mo, cre­di­amo nel­la Bib­bia? Ci atte­ni­amo fer­ma­mente a sola Scrip­tura , esclu­si­va­mente alla Scrit­tura? Abbi­amo abban­do­na­to tut­ti i vani sforzi di sal­var­ci con i nos­tri mezzi? Sti­amo davan­ti a Dio sal­vati da Gesù Cristo sola gra­tia?, Abbi­amo con­fes­sato i nos­tri pec­ca­ti e ammes­so la nos­tra con­dizione di uomi­ni per­du­ti? Ci sen­ti­amo noi , come Lutero si sen­tì, privi di aiu­to e di sper­an­za? Cre­di­amo per fede che Cristo morì per le nos­tre colpe e ris­us­citò? Se è davvero così anche noi siamo nati di nuo­vo; anche noi abbi­amo trova­to le “porte aperte in par­adiso”, anche noi abbi­amo ottenu­to quel­la gius­tizia che proviene da Dio, che è “dal prin­ci­pio alla fine attra­ver­so la fede”poiché, “Chi è sta­to reso gius­to attra­ver­so la fede vivrà”.

Il 1983, è sta­to l’anno del 500.esimo anniver­sario del­la nasci­ta di Mar­tin Lutero, la chiesa deve procla­mare anco­ra il van­ge­lo di sola fide, se la chiesa oggi non lo fa, è tem­po di una nuo­va protes­ta. Ren­di­amo le nos­tre chiese davvero Protes­tanti, ren­di­amole tes­ti­moni di Gesù e del­la Paro­la di Dio, protes­ti­amo con­tro pre­cetti umani e false tradizioni. Abbi­amo bisog­no di risveg­liare una tes­ti­mo­ni­an­za Protes­tante per­ché questi prin­cipi sono sta­ti abban­do­nati, sebbene provenis­sero dal­la Bib­bia e fos­sero sta­ti scrit­ti nel­la sto­ria con il sangue dei mar­tiri.

Protes­ti­amo, altri­men­ti il vero Protes­tantes­i­mo si perderà per stra­da. È lì che risiede la fede dei nos­tri padri, la fede per la quale sono vis­su­ti e sono mor­ti. Quel­la fede che ha sostenu­to Lutero nell’affrontare riso­lu­ta­mente sia la chiesa che l’ impero e e lo ha por­ta­to a dichiarare “La mia coscien­za è pri­gion­iera del­la Paro­la di Dio”, Ques­ta è la fede che sostenne il mar­tire Protes­tante Inglese Thomas Cran­mer, arcivesco­vo di Can­ter­bury, che perì sul rogo durante il reg­no del­la tris­te­mente famosa Maria la san­guinar­ia. In un pri­mo momen­to di debolez­za , Cran­mer, ave­va ritrat­ta­to per sal­vare la pro­pria vita ma , ritrova­to poi il cor­ag­gio, pagò il prez­zo del­la fedeltà al suo Sal­va­tore e quan­do le fiamme furono accese ai suoi pie­di Thomas Cran­mer stese la mano destra nel fuo­co gri­dan­do “ Giac­ché ques­ta mano ha offe­so, scriven­do con­trari­a­mente al mio cuore, sia arsa per pri­ma”. (11)

Come Lutero, Cran­mer ed altri mar­tiri cre­de­vano nei tre prin­cipi del Protes­tantes­i­mo e sape­vano bene di non poter­vi rin­un­cia­re per nes­sun moti­vo altri­men­ti avreb­bero nega­to Gesù Cristo.

Pos­sa Dio dar­ci il cor­ag­gio di vivere con la medes­i­ma fede e morire in tale fede.

Eter­no Dio e Padre del nos­tro Sig­nore Gesù Cristo, donaci lo Spir­i­to San­to che incide la Paro­la nei nos­tri cuori, fa che pos­si­amo ricev­er­la ed esserne glo­ri­fi­cati e con­for­t­ati per l’ eter­nità. Che i nos­tri cuori ren­dano glo­ria alla tua Paro­la e fa che essa splen­da e ci scal­di in modo che noi pos­si­amo ral­le­grar­ci in essa , per mez­zo del­lo Spir­i­to San­to pen­sare in ret­ti­tu­dine, e per mez­zo delle tuo poten­za si com­pia la tua Paro­la nel nome di Gesù Cristo, Tuo Figlio, nos­tro Sig­nore, Amen.
Mar­tin Lutero.

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(1) Luther’s Works, ed .Harold J. Grimm. Filadelfia: Muhe­len­burg Press, 1957,p.28.
(2) Luther’s Works, 32, ed.George W. Forell. Philadel­phia: Muhn­len­burg Press, 1958,p 112.
(3) Calvin’s Com­men­taries, 10, ed.D.W.Torrance and T.F. Tor­rance. Gran Rapid: W.B. Eerd­mans Pub­lish­ing Co.1976, p.330)
(4) Luther’s Works, 34, ed.Lewis W. Spitz Philadel­phia: Muhn­len­burg Press, 1960.
(5) Mar­tin Luther, Small Cat­e­chism. Philadel­phia: Gen­er­al Coun­cil Pub­li­ca­tion Board, 1874, p 12.
(6) Da ..Schweiebert, Luther and his Times. St. Louis: Con­cor­dia Pub­lish­ing House. 1950,p. 153.
(7) Luther’ s Works, 34, p. 337.
(8) Nuo­va Ver­sione Inter­nazionale, mod­i­fi­ca­ta dall’ autore.
(9) Luther’s Works,34,p. 337.
(10) Hei­del­berg Cat­e­chism, ques­tion 21. Chica­go: The Back to God Hour, n.d. p.6.
(11) John Foxe,The Acts and Mon­u­ments of the Chris­t­ian Mar­tyrs, VIII. New York: AMS Press, p.88.

Tradot­to e pub­bli­ca­to con il per­me­s­so di Dr. James E. McGoldrick. Tut­ti i Dirit­ti Ris­er­vati.
Orig­i­nar­i­a­mente pub­bli­ca­to nel numero 232 di ”The Ban­ner of Truth,” gen­naio 1983.
Vor­rem­mo riconoscere e ringraziare il Sig. Enzo Fori­eri e la Sgra. Ele­na Vig­nali per il loro aiu­to indi­vid­uale nel­la traduzione da inglese a ital­iano.

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